Sabato, 20 Ottobre 2012 16:39

Roland Garros, terra di conquista: 111 anni di storia

Appena andata in archivio la 111° edizione del Roland Garros: storia della manifestazione con protagonisti ed aneddoti del passato

Quella appena andata in archivio è stata la 111° edizione degli internazionali di Francia, secondo torneo del grande slam, da tutti conosciuto come Roland Garros. Per la settima volta in 8 partecipazioni Rafael Nadal ha sollevato al cielo di Parigi la coppa dei moschettieri confermando la sua assoluta supremazia sulla terra rossa francese e superando in un sol colpo sia il difficile periodo nelle finali slam vissuto contro Djokovic, sia il record di Bjorn Borg trionfatore in 6 edizioni sulla terra del Philippe Chatrier.
Tra le donne invece Maria Sharapova ha trionfato piuttosto nettamente su Sara Errani, autrice comunque di un torneo memorabile, completando anch’essa in un'unica soluzione il raggiungimento del grande slam della carriera e la scalata alla vetta del ranking WTA dove torna numero 1 dopo l’ultima sua apparizione nella stagione 2005.


La location - Una storia ultrasecolare quella del torneo francese che per istituzione storica è secondo soltanto a Wimbledon. Nato nel 1891 viene disputato presso lo stadio parigino soltanto dal 1928, dove i successi francesi in coppa Davis indussero alla costruzione degli impianti presso i quali ancora oggi si disputano i tornei. Lo stadio deve il suo nome all’aviatore francese Roland Garros, pluridecorato eroe della prima guerra mondiale. Attualmente vanta 20 campi in terra battuta, superficie che venne introdotta in sostituzione dell’erba dal 1912, tra i quali spiccano in ordine di importanza lo stadio principale, campo centrale e teatro delle finali, il Court Philippe Chatrier e il secondo stadio in ordine di importanza intitolato alla leggendaria tennista francese Suzanne Lenglen entrambi con capienze superiori ai 10.000 posti.

La storia del singolare maschile - Nelle edizioni precedenti al 1968, anno d’inizio dell’era open dove il torneo venne aperto anche ai professionisti, spiccarono tra i francesi, assoluti protagonisti della competizione, gli 8 successi di Max Decugis, i 4 di Henry Crochet ed i 3 di Réne Lacoste, che i tifosi transalpini chiamavano “il coccodrillo” per la sua tenacia sul campo, soprannome che gli fruttò un cospicuo successo facendone un noto marchio di abbigliamento.
Di assoluto spessore le due vittorie conseguite dal grande Nicola Pietrangeli nel 1959 in finale su Ian Vermaak 3-6 6-3 6-4 6-1 e l’anno seguente contro il cileno Luis Ayala 3-6 6-3 6-4 4-6 6-3. L’Open di Francia non sfuggì al palmares dell’immenso Rod Laver nel 1962 e nel 1969 ma dal 1974 divenne una sorta di “protettorato” svedese dove Bjorn Borg dettò legge per ben 6 volte (vincendo il titolo nel ’79 e nell’ ’80 senza nemmeno lasciare un set alla concorrenza), record che ha resistito fino all’attuale edizione e dove Mats Wilander ne ereditò lo scettro trionfando per ben 3 edizioni dall’ ’82 all’ ’88, divenendo tra l’altro il più giovane trionfatore sullo Chatrier all’età di 17 anni e 9 mesi in un torneo che lo vide, forse per incoscienza dettata dalla gioventù, ridisputare un match point in semifinale per sua  stessa scelta. Nel 1976 arrivò l’ultimo, finora, successo italiano ottenuto da Adriano Panatta.
Nel 1984 nell’ ’86 e nell’ ’87 la coppa dei moschettieri andò invece ad Ivan Lendl. La finale del 1983 vide invece il ritorno al successo di un francese grazie al primato di Yannick Noah che batté in finale il pluricampione Wilander. Dopo i successi di “Guga” Kuerten, 3 allori nel 1997 (quando era n°66 del ranking ATP) nel 2000 e nel 2001, fu degna di nota la finale del 2004 tra Gaston Gaudio e Guillermo Coria che terminò al 5° set 8-6 in favore di Gaudio che aveva perso i primi due set 0-6 3-6. Dal 2005, anno della sua prima partecipazione, la coppa moschettieri divenne presenza fissa ed in espansione sulla bacheca di Rafael Nadal, il suo record di 7 successi attuali, ed ancora migliorabili, sembra già irraggiungibile.
Dopo il primo alloro del 2005 ottenuto in rimonta su Puerta, un tris di successi sul n°1 del ranking Roger Federer, condito dal 6-1 6-3 6-0 del 2008 prima della clamorosa battuta d’arresto del 2009, anno in cui Federer completò il suo career grand slam. Dal 2010 Nadal riprese da dove aveva lasciato non smentendosi nemmeno nell’ultima edizione.

Il singolare Femminile – esclusi i pur degni di nota, 6 titoli della Lenglen in epoca precedente a quella dell’era open, il tennis femminile ha in Chris Evert la sue regina statunitense in terra di Francia. La Evert vinse per la prima volta sul terreno dello Chatrier nel 1974 dove non solo batté ma addirittura stracciò la concorrenza trionfando senza nemmeno perdere un set. L’anno successivo da prima testa di serie superò in finale la Navratilova sulla quale si impose per altre due volte in finale al Roland Garros nell’ ’85 e nell’ ’86.
L’anno dopo fece la sua comparsa in finale a Parigi una giovane tennista tedesca, al secolo Steffi Graff che tanto per cambiare soffiò il titolo alla Navratilova. La Graff si sarebbe imposta sul rosso francese per ben altre 5 volte, delle quali l’ultima alle soglie del nuovo millennio contro la Hingis nel 1999 e perdendo per altre 3 volte due delle quali da Monica Seles che agli inizi degli anni ’90 ottenne tre successi di fila.
Dai Primi anni 2000, precisamente dal 2003 il torneo in campo femminile divenne terreno di caccia privilegiato di Justine Henin che ottenne 4 coppe Suzanne Lenglen. Nelle recenti competizioni, ovvero dal 2010 ad oggi l’Italia vive in campo femminile un magic moment con il torneo francese dove per due edizioni consecutive Francesca Schiavone ha raggiunto la finale, trionfando nel 2010 in finale su Samantha Stosur e dove Sara Errani ha giocato la sua prima finale nell’ultima edizione perdendo dalla numero uno del mondo Maria Sharapova.

La “maledizione del Roland Garros” – Per sua natura la terra battuta che riveste i campi dello stade Roland Garros è stata spesso avversa a grandi tennisti che hanno ottenuto successi in tutte le altre prove del grande slam. Uno su tutti è Pete Sampras. L’americano vincitore di 14 prove del grande slam non è mai riuscito a spuntarla al Roland Garros.
Tecnicamente questo si potrebbe spiegare nel fatto che la terra battuta favorisce un diverso tipo di giocatori più inclini al gioco in rotazione, rendendo invece la vita difficile agli altri che hanno un gioco maggiormente adatto alle superfici veloci come l’erba e il cemento. Sampras però è in buona compagnia. La coppa dei moschettieri è infatti sfuggita anche a The Genius John McEnroe e a Jimmy Connors, così come a assolute campionesse come Martina Hingis e Lindsay Davenport mentre è stata vinta da giocatori che poi non hanno vinto alcun altro titolo del grande slam.
A questa maledizione ha saputo sfuggire Roger Federer che nel 2009, ha approfittato della debacle di Nadal per portarsi a casa il trofeo ai danni di Soderling sfatando così il tabù di Parigi e completando il suo career grand slam. Certamente allo stato attuale delle cose il numero uno del mondo ha appena raggiunto la sua prima finale sullo Chatrier e la sua giovane età e le sue immense risorse sembrerebbero metterlo al riparo da spiacevoli sorprese, ma vedendo quante leggende di questo sport sono incappate nella maledizione parigina ed hanno uno spazio vuoto sul loro scaffale è lecito domandarsi, che sia Novak Djokovic la prossima vittima della maledizione del Roland Garros?


Simone Fantini

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