Venerdì, 30 Novembre 2012 18:14

La storia di Wimbledon: viaggio nel giardino di casa del “Re”

Si è da poco conclusa la 126° edizione di Wimbledon: l' approfondimento sul torneo ed il punto su storia e curiosità della manifestazione 

Si è da poco conclusa la 126° edizione dei “Championships” e quest’anno sull’erba londinese non sono mancate sia le sorprese che i graditissimi ritorni, in campo maschile così come in quello femminile.
Tra le donne spicca
la rinascita di Serena Williams, autrice di una autentica cavalcata in crescendo che l’ha portata al suo 5° titolo nel major inglese e al suo 14 slam in carriera. L’ennesimo successo a Wimbledon ha confermato che nonostante il ranking WTA la classifichi al 4° posto dopo il torneo, in realtà Serena, anche non al top della forma, resta indiscutibilmente la numero uno, volontà, impegno e salute permettendo.
Ma non solo il successo di Serena ha fatto notizia all’All England Club. Come in un capolavoro hollywoodiano al quale potremmo rubare il titolo, nel torneo maschile si è assistito, nella terra della Regina, al “ritorno del Re”. Roger Federer è tornato a stringere nelle mani quel trofeo che a suo dire “non l’ha mai abbandonato” e non solo ha sbancato la concorrenza a quasi 31 anni ma in un sol colpo è tornato in vetta al ranking mondiale, ritoccando di fatto il numero di slam in bacheca, saliti oramai a 17 e prolungando il numero di settimane da numero 1 del ranking ATP, record di tutti i tempi precedentemente detenuto da Pete Sampras con 286 settimane al n°1.
Federer ha vinto e convinto, non giocando un tennis sublime nella prima settimana ma alzando l’asticella a livelli inarrivabili nelle partite che contavano, lo dimostranole vittorie su Djokovic e Murray, ottenute con classe infinitae gestione mentale perfetta dei momenti chiave delle gare. Il mix perfetto per il ritorno del Re che si credeva avesse definitivamente abdicato da quel trono di numero uno sul quale non sedeva da più di due anni.
Insomma, una edizione che ha ristabilito un po’ “l’ancien regime” sia al maschile che al femminile. Certamente la finale contro Murray ha lasciato l’amaro in bocca ai britannici che speravano nell’agognato ritorno al successo di un loro atleta, che manca da quello nel ’36 ad opera di Fred Perry. Certamente oltre ai già citati “graditi ritorni” alla voce sorprese (in negativo) non sono mancati nomi altisonanti.
Prima sorpresa tra tutte è stata sicuramente l’impronosticabile sconfitta di Rafa Nadal al quinto set di un emozionantissimo match di secondo turno contro il “fenomeno di giornata” Lukas Rosol. Il semi-sconosciuto tennista ceco che navigava cheto cheto intorno al numero 100 del ranking e che si è travestito da eroe per un giorno ha travolto uno spento ed irriconoscibile, se non a tratti, Nadal che ha pagato probabilmente uno stato di forma non eccellente dopo l’exploit del Roland Garros e della stagione sulla terra (confermato dal recente forfait olimpico causa tendinite).
Diverso il discorso per l’ex numero 1 del mondo Novak Djokovic, che proprio qui un anno orsono si era preso il trono del ranking ATP e che è stato superato in 4 set da un Federer che alla seconda settimana dei Championships è apparso ad ampi tratti in giocabile anche per lui. Il serbo però appare indubbiamente più terrestre di quanto non sembrasse solo un anno fa, dove non esisteva apparente modo per superarlo, specialmente nei tornei del grande slam al meglio dei 5 set.
La sorpresa in negativo al femminile è stata invece Maria Sharapova. Appena tornata al primo posto del ranking dopo il successo di Parigi, la siberiana si è vista rispedire a casa dalla tedesca Lisicki, autrice della partita perfetta, perdendo piuttosto sonoramente un quarto di finale e la testa del ranking tornata ad un’Azarenka apparsa si in ottime condizioni ma ancora lungi dal potersela vedere con la corazzata Williams. Insomma non c’è pace al comando del ranking femminile che non trova una degna regina di lungo corso da ormai troppo tempo e Wimbledon non ha fatto altro che prolungare questa attesa.
Certamente per Roger così come per Serena tornare al successo in un appuntamento dello slam e farlo per di più a Wimbledon deve avere un valore che va oltre la classifica.


LA STORIA - Wimbledon è infatti universalmente riconosciuto come “il Torneo” per eccellenza. Sarà per la sua antichissima tradizione, il torneo vide svolgersi la sua prima edizione nel lontanissimo 1877, sarà per l’etichetta glamour che aleggia sul torneo, resta il fatto che non c’è tennista che non ambisca più d’ogni altra cosa ad un trionfo sull’erba del club londinese.
Il primo vincitore della manifestazione nella sua edizione inaugurale fu Spencer Gore. Data la natura innovativa del gioco del tennis che all’epoca non aveva ancora ottenuto grandi sviluppi ne tecnologici ne tattici, Gore vinse applicando un asfissiante gioco di rete che impedì ai suoi avversari di trovare spazi per attaccarlo. La vittoria schiacciante di Gore ottenuta con un tale estenuante ricorso al gioco di volo aprì addirittura una polemica riguardo alla regolarità della volée nel tennis che si concluse con l’accettazione del colpo al volo che da allora venne ritenuto valido.
Così come per la volée sui campi di Wimbledon si assistette per la prima volta alla nascita di altri due colpi che al giorno d’oggi fanno regolarmente parte di ogni match tennistico, il pallonetto e, di conseguenza, lo smash. L’invenzione del primo viene attribuita a Frank Hadow che nel 1878 superò regolarmente gli attacchi a rete di Gore ricorrendo al pallonetto e portandolo ad aggiudicarsi la manifestazione, il secondo invece comparve sui campi qualche anno più tardi per la prima volta per mano di William Renshaw (poi vincitore di ben 7 edizioni del singolare maschile e di altrettante nel doppio in coppia con il fratello Ernest.
Dopo il dominio incontrastato di Renshaw il decennio successivo fu appannaggio dei fratelli Doherty mentre in campo femminile la francese Suzanne Lenglen si dimostrò un autentico fenomeno aggiudicandosi 5 edizioni del torneo. Nel 1922 il torneo si spostò nell’attuale sede dell’All England Club e le prime edizioni nella nuova location furono tutta una questione francese tra i 4 moschettieri Borotra, Lacoste, Cochet e Brugnon che già in quegli anni monopolizzavano le edizioni del Roland Garros e di molti tornei in giro per l’Europa.
L’alternanza di vincitori dopo il periodo dei 4 moschettieri trovò stabilità nel decennio tra gli anni ’60 e gli anni ’70 quando con Newcombe, Roy Emerson e Rod Laver gli australiani si aggiudicarono 9 edizioni su 11 dal ’61 al ’71. Il decennio successivo vede invece imporsi l’egemonia di Bjorn Borg dal ’76 all’ ’80 5 titoli consecutivi, come lui soltanto Roger Federer dal 2003 al 2007. Borg, nonostante la superficie rapida dei campi in erba non si confacesse al suo stile di gioco martellante da fondo campo, si applicò tanto da rendere i suoi passanti micidiali per chiunque approcciasse la rete giocando in serve & volley e superò nell’ordine Nastase, poi due volte Connors e gli altri due americani Tanner e un giovane John McEnroe che porrà fine al dominio dello svedese proprio l’anno successivo alla sua prima finale, concedendogli un solo set.
Di quella edizione vinta da McEnroe si ricorda oltre al suo successo, la famosissima frase “you cannot be serious” con la quale The genious reagì ad una chiamata a suo dire errata del giudice di sedia. Quello stesso anno per le sue intemperanze caratteriali McEnroe non fu fatto socio onorario del club come tutti i vincitori al loro primo successo a Wimbledon e per questo egli rispose non presentandosi alla cerimonia di gala la sera della finale, apostrofando a suo modo gli organizzatori come degli 80enni indegni della sua presenza perché lo ritenevano un idiota.
Proprio nel medesimo periodo dei successi a ripetizione di Borg e dell’ascesa di McEnroe, andò affermandosi la giovane stella cecoslovacca Martina Navratilova che sorprendeva per il suo gioco aggressivo basato su un martellante serve & volley. La Navratilova dopo i successi del ’79 e dell’’80 si imporrà per 6 edizioni consecutive dall’82 all’’87 battendo in ben 6 finali su 9 vinte Chris Evert, la quale riuscì comunque ad ottenere 3 allori nel torneo ma mai battendo la Navratilova.
L’’85 vide il primo dei tre successi a Wimbledon di Boris Becker che divenne il più giovane vincitore dei Championships battendo in finale Kevin Curren in 4 set a soli 17 anni e 227 giorni. In campo femminile dall’ ’88 il trofeo finì quasi esclusivamente nelle mani dell’immensa Steffi Graf che portò a casa il “Rosewater Dish” in ben 7 occasioni. Tra gli uomini dopo la sorprendente vittoria di Stitch nel 1991 e quella di Agassi nel 1992, iniziò l’era di Pete Sampras che trionfò sette volte in altrettante finali disputate ed intervallate soltanto dalla vittoria di Kraijcek nel 1996. il gioco rapido e di rete consentì a Sampras di prevalere in tutte le sue finali anche su abili avversari da fondo campo come Agassi.
Il 2001 fu un anno da ricordare, non solo perché a vincere fu un tenacissimo Goran Ivanisevic, capace di portarsi a casa il trofeo partecipando grazie ad una wild card essendo classificato come numero 125 del ranking ATP, ma anche perché a Wimbledon un ragazzino svizzero di 20 anni fece parlare di se per aver eliminato la testa di serie numero 1 Sampras al quinto set negli ottavi di finale. Quel ragazzino svizzero altri non era che Roger Federer che dal 2003 al 2007 si conquistò annualmente il trofeo prima contro Philippoussis, poi due volte contro Roddick ed altrettante contro Nadal.
Lo spagnolo fu poi l’unico in grado di spezzare l’egemonia dello svizzero nel 2008 in quella che è da molti considerata come la più bella partita nella storia del tennis moderno. Dopo ben 4 ore e 48 minuti di tennis spaziale e a ritmi infernali Nadal prevalse al quinto set su un Federer che aveva rimontato due set di svantaggio per poi cedere 9/7 al quinto. L’anno successivo però lo svizzero si sarebbe rifatto in un’altra maratona al quinto set contro Roddick, eterno secondo ai Championships e superato per 16/14 nel set conclusivo.
In campo femminile intanto gli anni 2000 vedono bel 10 trionfi delle Williams su 13 edizioni di singolare fino ad oggi disputate. Soltanto Maria Sharapova nel 2004, Amelie Mauresmo nel 2006 e Petra Kvitova nel 2011 sono riuscite a frapporsi tra le sorelle americane ed il Rosewater Dish, vinto per ben 5 volte da Serena e altrettante dalla sorella maggiore Venus.
Arrivando ai giorni nostri il singolare maschile dopo l’allora del 2009 vide l’eliminazione di Federer ai quarti di finale per due edizioni consecutive. Nel 2010 lo svizzero salutò il torneo per mano di Berdych. A trionfare proprio sul Ceco fu Nadal al suo secondo successo in un edizione che venne ricordata anche per la partita più lunga disputata nella storia del tennis tra John Isner e Nicolas Mahut, un match dilazionato in 3 giorni con due interruzioni per oscurità durato in totale 11 ore e 5 minuti di gioco e terminato al quinto set 70 a 68 per l’americano con oltre 100 ace per parte.
Nel 2011, poi Federer esce ai quarti contro Tsonga nell’edizione poi vinta da Djokovic che si prese torneo e testa del ranking ATP proprio ai danni di Rafa Nadal detentore di entrambi i primati. L’edizione di quest’anno è ormai cosa nota con il ritorno di Re Roger che a quasi 31 anni si riprende così titolo a Wimbledon, raggiunge a quota 7 successi Renshaw e Sampras e torna al vertice del ranking ATP a spese di Djokovic allungando così il record di settimane al numero 1 oltre le attuali 286.

Curiosità – Certo da sola questa parata di campioni giustificherebbe il prestigio attribuito a questo torneo ma non c’è solo il successo sportivo ad incrementare la fama di Wimbledon. I Championships sono oggi sinonimo di innovazione, lo dimostrano il tetto richiudibile montato sull’avanzatissimo Centre Court e la capacità di gestire in un paio di settimane tutta la mole di match da disputare, nonostante un clima atmosferico non sempre clemente; ma anche di tradizione, basti pensare al rigidissimo “dress code” che impone l’utilizzo di abiti, calzature ed accessori prevalentemente bianchi e senza appariscenti presenze di elementi colorati, sia sui campi di gioco che su quelli d’allenamento.

Perché Wimbledon è “Il Torneo”? - L’atmosfera di Wimbledon racchiude in se il glamour e la tradizione del torneo più antico del mondo come nessun’ altra manifestazione del circuito sa fare; questo anche e soprattutto grazie al protocollo britannico, quasi rituale, fatto di attese visite della famiglia reale, nel Royal Box del campo centrale, della famosa presenza sugli spalti della coppa di panna e fragola, dessert per gli spettatori durante gli incontri, del Mrs. o del Miss. pronunciato sempre prima dei nomi negli incontri femminili o del nome scritto per esteso sui tabelloni degli incontri maschili, della rigidissima selezione e preparazione dei ball boys e ball girls che fanno da raccattapalle durante i match e per la spasmodica attesa del ritorno al successo di un britannico dopo Fred Perry nel ’36, solo  sfiorato da Murray (britannico quest’anno da finalista ma scozzese negli anni delle sconfitte).
In definitiva uno degli ultimi baluardi in grado di fondere la classicità e la nobiltà dell’arte tennistica all’evoluzione tecnologica e a quella fisica dei materiali e degli atleti in campo che oggi più che mai sfidano nelle logiche di gioco, quello che un tempo era il tempio inviolabile del serve & volley.


Simone Fantini

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