Dopo anni non esaltanti per la nazionale femminile di pallavolo, nonostante fosse stato messo alla guida quell’allenatore che aveva dominato qualsiasi scena in campo maschile, l’Italia aveva bisogno di una svolta. Proprio in questo senso, la tanto attesa svolta arriva dalla genialità sia tecnico-tattica che imprenditoriale di Julio Velasco il quale, dopo le delusioni mondiale ed europea rispettivamente negli anni 1998 e 1997, propone un progetto mirato a far crescere il movimento femminile della pallavolo, ed in particolare quello nazionale, in quanto il campionato italiano poteva vantare grandi personalità pallavolistiche, a scapito delle giovani promesse di casa nostra.
Nasce quindi il progetto Club Italia, una realtà sostenuta economicamente e tecnicamente dalla Federazione Italiana Pallavolo, all’interno della quale si provasse, attraverso il lavoro di esperti conoscitori del settore, a far crescere ragazze sia in ambito sportivo che in ambito personale.
Inizialmente il Club Italia si propone di disputare soltanto partite amichevoli e tornei internazionali, proprio per poter seguire le giocatrici costantemente, senza che la pressione delle sfide con cadenza settimanale faccia tralasciare alcuni particolari tecnici. Solo nel 2002 la squadra viene inserita nel campionato di serie B2, ed arriva fino a disputare quello di A2. Al momento si trova in ultima posizione del girone A del campionato di serie B1, con ancora 8 partite da disputare.
Risultati a parte, la proposta del Club Italia è sicuramente una realtà tra le più interessanti dell’intero panorama sportivo italiano. Durante l’intera stagione pallavolistica, si muovono per tutta la nazione osservatori, tecnici e collaboratori della FIPAV per andare a scoprire i giovani talenti, ai quali è però necessario far fare il cosiddetto salto di qualità che molti rischierebbero di non fare, in quanto spessissimo le giocatrici provengono da piccolissime realtà locali.
Il Club Italia segue inoltre le ragazze sotto ogni aspetto (anche perché queste giovanissime atlete vengono chiamate a trasferirsi a età giovanissima), senza abbassare il livello in nessuno di questi. L’esempio più eclatante lo troviamo in ambito scolastico: le pallavoliste sono infatti chiamate ad avere un ottimo rendimento scolastico, sebbene l’impegno che richiede la pallavolo sia notevole.
Ci si trova dunque di fronte a ragazze dai sedici ai diciannove anni che al termine del normale orario scolastico (frequentano, nella maggior parte dei casi, scuole pubbliche) vanno ad allenarsi, e, al termine dell’allenamento stesso sono tenute a portare a termine le richieste dei professori. Queste ultime, non vengono messe in secondo piano nemmeno nei casi di preparazione ad un mondiale o ad una qualsiasi rassegna importante, dove i carichi sportivi aumentano di pari passo con i carichi di studio (per questo aumento dei carichi di studio si vada alla voce “esame di maturità”).
Da alcune esperienze raccolte, emerge infatti che a seguito di abbassamento del livello scolastico, le atlete sono tenute a recuperare a scapito degli allenamenti, con conseguente abbassamento del livello sportivo e relativa diminuzione di possibilità di essere convocate per le manifestazioni di altissimo livello.
Tutto questo fa sì che ogni ragazza venga responsabilizzata al massimo, in quanto per poter proseguire e migliorare in una profonda passione come la pallavolo è necessario tenere un buon livello scolastico, tenere ordinati gli spazi assegnati, rispettare le regole imposte per poter proseguire una convivenza mirata al miglioramento sportivo.
Ovviamente tutto succede sotto la guida attenta e premurosa di Coach Mencarelli, che con grande passione e altrettanta discrezione, pian piano è entrato nel cuore delle ragazze come un padre al quale le atlete possono chiedere e rivolgersi senza nessuna preoccupazione e senza nessun timore, senza però lasciare adito ad una confusione del suo ruolo: Mencarelli rimane sempre e comunque l’allenatore di questa squadra e mai può essere scambiato per un amico o coetaneo.
I risultati di questa realtà sono sotto gli occhi di tutti: vittoria del Campionato Mondiale Juniores 2011, vittoria del Campionato Europeo Juniores 2010, 2008, 2006, 2004… solo per citarne alcuni. E’ ancora più chiaro il risultato di questa scuola di vita e di pallavolo se vengono nominate alcune giocatrici che sono state lanciate nel panorama internazionale: si nota infatti che gran parte delle giocatrici iridate alla coppa del mondo 2011 sono passate dal Club Italia (per l’esattezza Anzanello, Lo Bianco, Sirressi, Arrighetti, Del Core, Signorile) più molte altre atlete iridate in altre importantissime manifestazioni internazionali. Per inciso, l’esperimento (che ormai può essere considerato una realtà consolidata) ha convinto anche i più scettici, tanto da riproporlo tale e quale in campo maschile a patire dal 2008.
Ecco così servita la ricetta per far crescere un movimento sportivo di primissimo livello: un luogo dove riunire molti ragazzi, già uniti tra loro per una grande passione e grandi qualità, sotto la guida attenta e discreta di persone adulte. Aggiungendo a tutto questo la responsabilità delle ragazze (che non passa mai in secondo piano, anzi), viene sicuramente semplice capire come molte giocatrici che hanno vinto titoli importantissimi a livello internazionale siano passate attraverso questa splendida realtà sportiva ed educativa, che non per niente nasce dall’idea di un genio sportivo ed educativo.
Francesco Fiori


















