Dopo la sconfitta patita da Trentino PlanetWin365 in semifinale di Champions league, che ha quindi costretto la squadra italiana a disputare la cosiddetta finalina, dopo il quarto posto raggiunto da Villa Cortese in Champions League durante le final four di Baku, il rischio che l’Italia potesse iniziare a perdere il proprio peso nel panorama pallavolistico continentale stava diventando sempre più realtà.
Un ulteriore momento di “depressione” per la pallavolo italiana si è verificato nella finale d’andata della Coppa CEV (seconda competizione europea) quando la schiacciasassi del campionato italiano è stata sconfitta per tre set a uno dal Galatasaray di Istanbul, lasciando presagire una gara di ritorno in cui la vittoria era un obbligo, per poter arrivare a giocarsi il golden set: una sorta di tie break aggiuntivo da disputarsi nel caso in cui non ci sia una sola squadra che prevale in entrambe le sfide.
Facendo attenzione a tutte le squadre partecipanti alle competizioni europee, risulta evidente come stia cambiando la geografia della pallavolo. I giocatori e le giocatrici più forti (proprio di qualche settimana fa è l’annuncio del passaggio di Osmany Juantorena da Trento a Kazan, in Russia), che hanno fatto la storia di molte squadre si stanno spostando a giocare sempre più nell’Europa orientale, conferendo a questa zona grande rilevanza sportiva.
Esemplificativo di questo sono le otto squadre che hanno partecipato alla final four di Champions League femminile (per l’appunto tenutasi a Baku, Azerbaijan), di Champions League maschile (per l’appunto tenutasi a Lodz, Polonia) e l’avversaria di Busto Arsizio in finale di CEV CUP. Si trovano infatti due squadre turche (entrambe di Istanbul, Fenerbache e Galatasaray), due russe e una polacca, oltre a Cannes (Francia) e le due italiane: MC Carnaghi Villa Cortese e Busto Arsizio.
Il rischio quindi che l’Italia potesse subire una discesa per quanto riguarda l’importanza europea era molto seria, in particolar modo dopo che Trento e Villa Cortese non si erano nemmeno qualificate per la finalissima.
Arriva quindi il momento della finale CEV CUP, ultima sentenza disponibile per riprendere quota nell’Europa pallavolistica. Le compagini che si affrontano sono la Yamamay Busto Arsizio (priva della capitana Helena Havelkova, vittima di un infortunio agli addominali che l’ha costretta a lasciare il campo durante la prima gara dei playoff contro Novara) e il Galatasaray di Istanbul, che in cabina di regia trova una vecchia conoscenza della pallavolo italiana: Eleonora Lo Bianco, trasferitasi in Turchia dopo aver diretto magistralmente per anni l’orchestra bergamasca chiamata Norda Foppapedretti.
La gara di andata si gioca in quel di Istanbul, davanti ad un pubblico tanto numeroso quanto caloroso. La gara quindi prende la via turca. Ma si tratta soltanto della prima tappa di un cammino che vede la sua conclusione in terra lombarda. I biglietti per la finale di ritorno di CEV CUP vengono letteralmente polverizzati, il pubblico è ancora più numeroso e il Palalyamamay si sta trasformando in un’assordante bolgia. Finalmente la partita comincia e il carattere delle giocatrici bustocche emerge ad ogni pallone, agguantato sempre con determinazione, cercando sempre di arrivarci anche laddove sembra impossibile.
È così che il match si trascina verso la fine in maniera esattamente speculare all’andata: 3 a 1, questa volta però per le bianco rosse di coach Parisi. Si va quindi alla lotteria del golden set, dove la Yamamy Busto Arsizio non lascia alle avversarie neanche il tempo per respirare, e inizia subito a bombardare il campo avversario con le sue schiacciatrici (Havlickova, Meijners, sostituta che non fa rimpiangere la capitana Havelkova, e Marcon) e a fermare ogni attacco delle avversarie con le centrali Bauer e Dall’ora (quest’ultima autrice di ben sei muri punto nell’arco dell’intera partita) e con il libero Leonardi. Tutto questo sotto l’attenta, precisa e veloce guida della palleggiatrice Carli Lloyd. La CEV CUP rimane quindi nel Belpaese, dopo aver passato tutta l’annata precedente in terra urbinate.
Dopo la vittoria in Europa, nonostante alle ragazze guidate da coach Parisi venga richiesto di giocare una partita ogni 48 ore ormai da circa un mese, lo “schiacciasassi” bustocco si sta confermando anche in Italia, conquistando, con un perentorio 3 a 0 in semifinale gara 3 ai danni di Piacenza (peraltro in una sola ora e un quarto di gioco), la finale scudetto, dopo il passaggio a vuoto di lunedì 2 aprile al Palabanca di Piacenza, che ha costretto le farfalle biancorosse a disputare anche la terza partita della serie. Incredibile è stata la facilità di cambiare il passo durante la terza semifinale da parte delle ragazze di Coach Parisi, capaci di mantenere sempre il controllo della partita (sono andate sotto nel punteggio solo al diciannovesimo punto del terzo set), dando accelerate improvvise, così da scavare il solco tra loro e le avversarie emiliane.
Questa squadra risulta essere quindi il segno tangibile di un movimento che in Italia è sempre vivo e vincente, anche quando il rischio di cedere interamente il passo all’Europa dell’est (e in particolare a Turchia e agli ex paesi sovietici che nella pallavolo stanno investendo capitali ingenti) stava prendendo forma e colore nei palazzetti di Istanbul, Baku e Lodz (sede delle final four di Champions League Maschile).
Ultimo segnale della bontà di quanto detto fino adesso, è anche dato dal fatto che molti giocatori e giocatrici che stanno facendo la fortuna dei suddetti campionati vengono pescati dall’Italia: due nome sono già stati fatti (Juantorena e Lo Bianco), ma la lista si allunga sensibilmente se citiamo Calloni, Anzanello, Vermiglio, Gioli, Del Core.
In tutti questi movimenti, si può tranquillamente affermare che la pallavolo rimane uno dei momenti più esaltanti dello sport italiano… attendiamo Londra per conferme.
Francesco Fiori


















