Attendendo i grandi cambiamenti che avverranno a partire dalla prossima stagione pallavolistica, che mira ad aumentare lo spettacolo, è sicuramente interessante andare a vedere come si sono conclusi i due massimi campionati italiani: quello maschile e quello femminile. L’epilogo di questi due campionati è diametralmente opposto, per i risultati visti in campo, mentre è identico se si valuta tutto quanto è costantemente rimasto nelle orbite di questi due tornei.
Per quanto riguarda il gentil sesso, il campionato della vincitrice è facilmente paragonabile ad un treno in corsa che, nonostante gli ostacoli incontrati siano molti e alcuni anche molto difficili da sorpassare, arriva al capolinea, solo con qualche minuto di ritardo. Per quanto riguarda il campionato maschile, al contrario, una squadra si è imposta notevolmente in tutto il campionato, in tutti i playoff per capitolare nel V-day, finale secca che sancisce il vincitore del campionato.
FEMMINILE - In campo femminile si è imposta la Yamamay Busto Arsizio, che giorno dopo giorno ha acquisito consapevolezza nei suoi mezzi e, soprattutto, ha messo strati su strati di cemento tra le giocatrici, l’allenatore, lo staff tecnico, il palazzetto e il pubblico, venendo così a risultare uno squadrone imbattibile, per forza tecnica, intelligenza tattica e affiatamento tra le giocatrici. Di quanto appena detto, i numeri sono la testimonianza più eclatante: in regular season la compagine bustocca ha perso tre soli punti dei sessanta disponibili, ha perso la prima partita con un tiratissimo 3 a 2 subito a Novara quando orai aveva già matematicamente acquisito la prima posizione, ha perso la prima gara in casa alla gara 2 delle finali scudetto (quindi dopo aver superato indenne sia i quarti di finale che le semifinali playoff)… c’è bisogno di altro? L’unica “pecca” di questa cavalcata è stato soltanto il fatto di aver portato le finali scudetto fino a gara 5 (peraltro andando sotto al tie break per 14-13).
MASCHILE - In campo maschile, al contrario, la Itas Diatec Trento ha percorso, venga permesso in questo caso il paragone sportivo con la formula uno, il gran premio perfetto, distaccando la seconda classificata in regular season di 14 punti, vincendo tutte le gare dei playoff e portando a casa (in modo anche quasi scontato) i primi due set della finale secca. Proprio in questo momento la macchina della scuderia trentina buca una gomma, così che gli inseguitori marchigiani prendono coraggio rosicchiando punti, finché l’obiettivo è ben visibile. Macerata vince terzo e quarto set portando così il V-day fino ad un tie break al cardiopalma.
A questo punto, il muretto della macchina trentina ordina ai suoi piloti di rialzare velocemente la testa, mentre non c’è bisogno di parole per il muretto avversario: i piloti maceratesi, sulle ali dell’entusiasmo, volano, mordono e ringhiano non appena ne hanno l’occasione. Ne viene così fuori una vera e propria battaglia fianco a fianco, con il circuito di Assago che dà l’idea di allungarsi curva dopo, e di non lasciar vedere una fine di questa splendida gara.
Alla fine la bandiera a scacchi arriva, e al fotofinish è la Lube Banca Marche Macerata a spuntarla (20 a 22 è il risultato del tie break). L’epilogo non è certo da ricordare per i trentini, soprattutto se si pensa all’apparentemente inarrestabile cavalcata intrapresa per tutta la stagione.
AUMENTANO SPETTATORI E APPASSIONATI - Come accennato in precedenza se l’esito sportivo è diametralmente opposto, la cornice di pubblico che ha seguito le intere fasi finali è identica per il campionato maschile e per quello femminile. Per quanto riguarda quest’ultimo aspetto, già i numeri risultano interessantissimi: cinque gare di finale scudetto hanno portato dentro i palazzetti di Busto Arsizio e di Monza (il PalaIper è stato affittato da Villa Cortese per le finali, in quanto per queste partite cambiano i parametri di adeguatezza del palazzetto, Villa Cortese ha infatti disputato tutta la stagione fino ai quarti di finale al PalaBorsani di Castellanza) circa 25.000 mila persone, e lasciate fuori, causa sold-out costante, circa 15000.
In campo maschile, invece, il Mediolanum Forum di Assago ha ospitato 11210 persone durante il V-Day, cifra che molto raramente viene raggiunta da questo sport. Cifra ancora più sorprendente se si accenna alla distanza delle squadre dal palazzetto designato per la finale (oltre 200 kilometri da Trento e oltre 400 da Macerata).
Se l’aspetto quantitativo è sicuramente interessante, è decisamente più bello da osservare lo spettacolo offerto da tutte le tifoserie sugli spalti. Cambia il posto ma il leitmotiv non cambia: Assago, Busto Arsizio e Monza hanno mostrato una bellissima pagina del tifo italiano (a maggior ragione se si pensa che il V-Day si è disputato in concomitanza con gli spregevoli fatti di Genova durante lo scontro calcistico Genoa – Siena). I sostenitori hanno sempre e solo sostenuto gli atleti in campo per l’intera durata delle partite, senza mai lasciare spazio a cori offensivi contro gli avversari. Ma soprattutto, indipendentemente dall’esito delle partite, le tifoserie si sono sgolate fino a quando è caduto l’ultimo pallone.
Sembra inoltre incredibile il silenzio che circonda l’ultimo pallone che ha portato il titolo italiano nelle marche: il pallone era infatti caduto in campo, mentre l’arbitro ha erroneamente segnalato il contrario (in questo caso l’errore sarebbe da imputare al giudice di linea). A questo errore però, e per fortuna, non hanno seguito polemiche di nessun tipo e contro nessun tipo di giudice. Anche questo è un fortissimo indice di rispetto… come del resto si è visto per tutto il perdurare delle stagioni pallavolistiche della massima serie italiana.
I rimpianti per lo spettacolo offerto da questi campionati risultano quindi pari a zero, e la bellezza espressa in campo e fuori non fanno altro che aumentare la speranza per un risultato di spicco a Londra dalle nostre nazionali.
Francesco Fiori


















