Il fatto che l’intero Belpaese sia attualmente colpito da una crisi economica alla quale non si riesce a mettere la parola fine non è una novità. Che il popolo italiano continuamente si rimetta in gioco con nuove reti di rapporti e con nuove modalità operative, neppure questa è una novità. Che gli organi deputati, a livello nazionale, siano perfettibili e in alcuni casi potrebbero muoversi in diverse direzioni rappresenta il pensiero dell’opinione pubblica.
Queste poche righe, che all’apparenza sono i più titolati luoghi comuni del momento, descrivono in modo chiaro e senza possibilità d’appello anche il mondo dello sport nazionale, purtroppo in modo trasversale. Questo significa che non ci si può limitare solo ad uno sport o ad una particolare categoria o ad alcune zone dell’Italia, ma ogni soggetto sportivo professionista è coinvolto in questa mancanza di liquidità necessaria per poter accedere ai campionati, in alcuni casi, mentre in altre realtà si hanno le possibilità di espletare gli atti burocratici basilari per l’accesso al campionato ma ci si ferma a questo, in quanto non vi è la forza di poter contrattare nessun elemento all’altezza degli obiettivi di squadra.
In questo senso vi è un esempio che sta investendo tutto il panorama calcistico italiano e corrisponde al nome di Thiago Silva. Con uno degli uomini più ricchi d’Italia (Berlusconi) in gravi difficoltà di fronte all’aumento dello stipendio di un giocatore che da solo cambia il volto alla squadra.
Negli ultimi giorni infatti i telefoni sull’asse Parigi-Milano hanno iniziato nuovamente a scottare, in quanto non vi sono le sufficienti risorse per rispondere alle pretese (francamente neanche troppo esagerate se si paragona il valore tecnico e carismatico del difensore brasiliano con le doti di Zlatan Ibrahimovic, che rimane il giocatore rossonero meglio remunerato) di Thiago Silva.
Analizzando il caso Milan sembra quindi che la crisi sia talmente profonda, innanzitutto da far barcollare anche un certo signor Berlusconi e in secondo luogo sembra che venga meno quell’aspetto di competitività che ha portato la Milano, sponda rossonera, ad essere il club più titolato al mondo.
Se in ambito calcistico i proclami in merito alla mancanza di liquidità o di risorse vengono espressi con il contagocce, in ambito pallavolistico questo momento di ristrettezza economica non si riesce più a nascondere in nessun modo. E, quanto più preoccupante, è che avvenimenti, sportivamente parlando, shockanti, stanno attraversando il paese da nord a sud, dalla serie a1 alle categorie minori… sembra che pochissimi riescano a salvarsi, come già avevamo raccontato nelle scorse ore ( M. Roma Volley: l'amara fine dei giochi ).
Il vero problema, è che anche la lega volley ne è cosciente, ma non fa nulla per affievolire o facilitare l’iscrizione ai campionati delle squadre, mettendo così a repentaglio il fascino di uno sport che negli ultimi anni ha continuamente fatto registrare un crescendo di pubblico e di affezione.
Se la Lega non si muove, oltre ai dirigenti delle diverse società, rimane ancora come ultimo baluardo il tifo. Ma come può il tifo influire sull’iscrizione della squadra al prossimo campionato?
Questo è il caso interessantissimo di un’iniziativa nata (e tuttora in continuo svolgimento) in quel di Bergamo, per sostenere la Norda Foppa Pedretti, titolatissima società di pallavolo femminile che, dopo aver preso atto della defezione di alcuni tra i principali sponsor che avevano sostenuto la compagine orobica fino allo scorso anno, ha dovuto arrangiarsi in tutti i modi.
In questo momento si è dunque messo in moto l’estro dei tifosi che, nel giro di pochi giorni, sono riusciti a inventare una raccolta fondi cittadina per poter garantire un futuro alla squadra. Questa modalità si chiama “passione volley”: un’organizzazione senza scopo di lucro che nasce e sta crescendo costantemente per sostenere il movimento pallavolistico femminile bergamasco. La modalità è quella della semplicissima “quota associativa”: una cifra assolutamente libera che chiunque potrà versare a seconda della sua passione e delle sue possibilità.
Tale iniziativa risulta molto curiosa anche perché ci sono alcune persone di spicco della città lombarda che hanno preso sul serio l’idea. Proprio di questi giorni è la notizia che il sindaco abbia versato la sua quota associativa, così come non si è tirata indietro l’ormai ex-regina rossoblu Francesca Piccinini che, sacrificata per fare cassa, ha comunque voluto salutare Bergamo lasciando un’ulteriore impronta indelebile (come se non bastassero tutte quelle che ha lasciato sul campo…) nella squadra, nella società e nel cuore di tutta Bergamo.
Se per un caso in cui tutta la passione per lo sport sta emergendo a partire da tutte le persone semplicemente interessate a quell’attività, vi è invece una città che si dovrà accontentare di ripartire da categorie più basse di quelle a cui era abituata, in quanto una fusione con un’avversaria ha fatto terra bruciata in quel di Novara.
A partire dal campionato 2012-2013 non esisterà infatti l’Asystel Novara, squadra di grandi campionesse in grado di poter lottare sui fronti più ambiziosi, ma vi sarà la Asystel MC Carnaghi. Come si può facilmente intendere dal nome, la società piemontese, in data 13 maggio 2012 ha comunicato la fusione con una delle acerrime nemiche del campionato: la MC Carnaghi Villa Cortese. La fusione ha però causato un disagio profondo tra i tifosi e ha costretto le società alla “svendita” di alcuni pezzi forti. Inoltre la squadra si sposterà a disputare le partite casalinghe a Castellanza, in provincia di Varese, palazzetto ormai da anni identificabile con la compagine cortesina, lasciando così a Novara un vuoto sportivo non indifferente, e al campionato italiano una menomazione tecnica significativa.
Infatti molte ex-giocatrici di Villa Cortese si sono già accasate presso squadre non italiane. In tutto questo andirivieni di giocatrici, dirigenti, allenatori e presidenti, la città piemontese non ha voluto privarsi del suo sestetto titolare, iscrivendo al campionato di serie A2 una squadra che per molti anni ha militato nelle serie inferiori e che ora sarà sicuramente il portabandiera di molti abitanti novaresi.
Da ultimo, questa crisi economica, invece, potrà essere un ottimo banco di prova per alcune giovanissime atlete marchigiane. È proprio di questi giorni la notizia che la società pallavolistica Esseti LaNef Loreto, dopo aver incontrato diversi problemi nel reperimento di nuovi sponsor durante le ultime settimane, ha comunque deciso di iscriversi al campionato di serie A2, e, non avendo forza economica né per trattenere le giocatrici e tantomeno per acquistarne di nuove, di far giocare le ragazze del settore giovanile.
Se quindi questa crisi economica si sente anche nei diversi ambiti sportivi e a qualsiasi livello di ricchezza dei cittadini, si può notare come vi siano diversi modi di affrontarla. Come sempre, il modo migliore è quello di ripartire dal proprio desiderio personale, libero da ogni discorso legato alla potenza economica e societaria.
È così che alcune grandi e piccole realtà sportive garantiranno la loro presenza nei prossimi campionati, grate a tifosi e persone che non si sono fatte fermare dalla mancanza di fondi o da decisioni inspiegabili e avverse alla città, ma, “tirandosi su le maniche”, hanno trovato il modo di non perdere nulla di quanto bello è stato costruito fino ad ora e che una recessione economica non può cancellare.
Francesco Fiori


















