Barone, innanzitutto tanti auguri [24 anni compiuti ieri]. Sei l’unico giocatore calabrese dell’unica squadra calabrese a giocare in serie A negli sport maggiori. Cosa significa per te questo?
“Grazie degli auguri, speriamo di festeggiare in campo dopo la disfatta di domenica scorsa. Per quanto riguarda la Calabria, per me rappresentare questa terra, la mia regione, è motivo di immenso orgoglio. Essere, in questo senso, il primo rappresentante della regione mi da grande gioia, ma nel contempo rappresenta una responsabilità in più. È mio dovere dare l’esempio in campo e fuori, cercando di comportarmi sempre da professionista, come del resto faccio.”
Sei originario di Palmi. Quanto conta lo sport come fenomeno di “evasione” in una realtà così difficile come quella di Palmi?
“Lo sport è fondamentale. Dalle mie parti molti giovani non hanno davvero niente da fare e credo che rispetto a passare interi pomeriggi davanti alla tv o alla playstation, quando non anche in attività meno legali, praticare uno sport sia essenziale. Il volley, come altre discipline del resto, può aiutare tanti giovani a migliorare il proprio di stile attraverso il contatto con gli altri, la socializzazione.”
Hai avuto l’onore e l’onere di indossare l’azzurro della nazionale. Ci racconti cosa hai provato e cosa significa per te giocare per la nazionale?
“È un qualcosa di unico, è chiaro. Descrivere l’emozione che si prova è impossibile. Giocare in world league vale più di uno scudetto. Rappresenta un punto di arrivo per un atleta, ti da la consapevolezza del fatto che stai facendo bene, ma nel contempo ti stimola a fare ancora di più per rappresentare al meglio la tua nazione.”
A tal proposito, l’oro ai giochi del mediterraneo è stata la tua miglior soddisfazione in carriera?
“Si, senza dubbio. Si è trattato, tra l’altro, di un oro che mancava alla pallavolo maschile italiana da tanti anni. Il secondo posto di quest’anno ai campionati europei è stata una grande soddisfazione, ma la vittoria del 2009 rappresenta per me qualcosa di indescrivibile. Se ripenso alla finale e all’ultima palla giocata mi vengono ancora oggi i brividi. In quella competizione si viveva un’atmosfera magica e giocavamo un po’ anche per le vittime del terremoto di Abruzzo, che personalmente mi aveva scosso parecchio.”
E la più grande delusione? L’esclusione dalla coppa del mondo 2011?
“Si, fu una delusione, ma non la più grande. La retrocessione di Vibo in A2 nel 2007 all’ultima giornata mi lasciò un grande amaro in bocca. Si salvò Padova in un incrocio di risultati piuttosto strani che adesso non voglio neanche stare qua a ricordare. L’esclusione dal 2011 mi ha senz’altro dato un dispiacere, ma ho sinceramente tifato per i compagni che hanno fatto un ottimo lavoro e il quarto posto finale è stato tutto sommato un risultato accettabile. Tuttavia in quel periodo stavo facendo molto bene e ovviamente una convocazione mi avrebbe fatto piacere. Ma il mister e la Federazione decisero di puntare su giocatori più esperti e io mi ritrovai ad essere il primo escluso.”
Restando alla nazionale, qual è quella a tuo avviso più forte degli ultimi 25 anni?
“Non c’è dubbio, la nazionale dei “fenomeni”, Giani, Bernardi, Gardini e company. Personalmente non l’ho vissuta, essendo troppo giovane, ma dai racconti di tutti e dalle immagini di repertorio posso dire che quella squadra ha rappresentato qualcosa di unico e di difficilmente ripetibile. Mi auguro ovviamente di sbagliarmi, nella speranza che il volley italiano possa tornare a quei livelli, ma devo ammettere che stiamo vivendo un momento non facilissimo. Ci sono troppe persone che predicano bene e razzolano male, giocano troppi stranieri nonostante si parli tanto di puntare sui giovani. Il movimento, quindi, è inevitabilmente in calo e chi deve capirlo finge forse di non capirlo. Sono dispiaciuto, lo dico con il cuore in mano, ma da giovane giocatore cerco fiducia – che senz’altro c’è – e poi però si trovano davanti giocatori di 35 anni e a livello di nazionale ti trovi poi a giocare contro Serbia o Polonia, ad esempio, che in campo schierano ragazzi di 21 anni. Ma da noi si continuano a comprare solo stranieri e quindi c’è poco spazio per i giovani.”
Quale invece il giocatore che più ti ha ispirato da bambino?
“Rispondo Andrea Giani senza esitazioni. Intanto perché è stato fortissimo e giocava nel mio stesso ruolo. Ogni volta chiedevo di poter indossare il numero 13, reso tanto celebre proprio da Giani. E poi perché ho avuto la fortuna di conoscerlo e di averlo come assistente allenatore in nazionale, e ricevere consigli da uno come lui è qualcosa di unico.”
Chi vincerà il campionato? E qual è l’obiettivo della Callipo?
“Credo che a giocarsi la vittoria siano Trento, Macerata e Cuneo, ma con la nuova formula dei playoff può davvero succedere di tutto. Per quanto riguarda noi, cercheremo ovviamente di fare del nostro meglio per raggiungere un piazzamento che possa offrirci l’entrata in un girone più abbordabile di playoff.”
Chi sono i tre giocatori più forti in Italia, oggi?
“Direi Juantorena e Kaziysky di Trento, e Mastrangelo di Cuneo, che gioca nel mio ruolo e da centrale è il più forte al mondo a mio avviso.”
Cosa prevedi per la tua carriera futura? Pensi di andare a giocare al nord prima o poi? O credi che anche Vibo un giorno potrà lottare seriamente per il titolo?
“Non lo so, ho recentemente rinnovato con Vibo per altri tre anni e qui sto davvero bene. Personalmente voglio sempre migliorare e lottare per vincere. Se la possibilità ci sarà, tanto meglio, altrimenti se mai nascerà un’esigenza di sedersi al tavolino con la società, lo faremo. Ma qui sto davvero bene e sono circondato da gente fantastica e tifosi straordinari. Inoltre sono vicino a casa mia e credo anche con la squadra possiamo fare bene e raggiungere buoni risultati.”
Tornando alla nazionale, ci sono ancora chance di vedere gli azzurri ai giochi olimpici di Londra? Hai parlato con Berruto? Pensi di poter fare parte della eventuale spedizione? Come vivresti un’avventura del genere?
“No, con Berruto non ho parlato, ma spero vivamente che la nazionale si qualifichi. È vero però che a Londra si va in 12, e nel mio ruolo saranno 3, per cui per me non sarà facilissimo, considerando che ci sono già nomi del calibro di Mastrangelo, Birarelli, Buti e anche Fei. Per cui ci spero, ma so anche che loro sono forse più avanti di me. Giocare le olimpiadi sarebbe per me meraviglioso, rappresenterebbe forse l’emozione più grande da vivere a livello sportivo.”
In chiusura, cosa pensi dell’iniziativa di Rivista Sportiva, di dare spazio anche a sport minori e a campioni non sempre conosciuti al grande pubblico?
“Lo ammetto, fa molto piacere vedere che esistono realtà che danno spazio anche a sport meno mediatici. Il volley in questo momento sta vivendo un exploit piuttosto importante e per una rivista trattare tutti gli sport significa possibilità di entrare in contatto con tante realtà differenti, con finalità aggreganti. Sono contento di essere stato intervistato da Rivista Sportiva e spero di venire presto a trovarvi in redazione!”
Gianfabio Florio


















