KATABASI - LA DISCESA NEGLI INFERI. In una cornice, verosimilmente associabile alla settima del Purgatorio, tra fuoco e passione, va in scena l'andata della finale di Libertadores. 49.000 salti, muovono, letteralmente, all'unisono, una regione intera.
La 53ª edizione del torneo piú prestigioso del Sudamerica parte da Buenos Aires, coordinata Bombonera. Boca e Corinthians a confronto. La prima, già sei volte campione, insegue effettivamente due obiettivi: uno di tipo "paritario", ovverosia eguagliare le 7 coppe della detentrice Indipendiente; l'altro, legato strettamente al ranking: 18 a 18 la sfida ravvicinata con il Milan. Vincendo questa battaglia, il Boca sarebbe la prima della classe.
I brasiliani, invece, detentori del marchio nazionale, si ritrovano al loro esordio assoluto in una finale di Libertadores. In questo torneo ancora esenti dal concetto di sconfitta: 7 vittorie, 5 pareggi. 3 gol subiti.
L'ultima volta a vincere da imbattuta, fu neanche a dirlo, proprio il Boca Juniors, 37 anni fa. Gli Xeneises giocano la loro sesta finale negli ultimi 15 anni. Il confronto basato sull'esperienza é schiacciante. Ma non sarebbe la prima volta che l'allievo batte il maestro.
LA TATTICA - Le due squadra giunte in finale sono caratterizzate da due situazioni di gioco all'opposto, ma non troppo difficili da comprendere. Procediamo per ordine. Il club di Falcioni, schierato regolarmente col 4-3-Riquelme-2, sviluppa la manovra in maniera abbastanza regolare: si parte da destra, dove Rivero appoggia la posizione di Somoza, palla a Roman nella trequarti, che a quel punto ha sempre due soluzioni: inventarsi una giocata "cieca" tra i centrali difensivi, sul blocco di Silva e l'inserimento di Mouche; o allargare a sinistra dove il propositivo Clemente Rodriguez (4 Libertadores in bacheca) si sovrappone con Erviti.
Tite, invece, prevede un europeizzazione non tanto sul piano del possesso palla, quanto sulla linea verticale. Si gioca con la difesa molto bassa a 4, e Ralf davanti a fare da schermo. I terzini bloccati, i centrali Chicão e L.Castan, con un lancio preciso di 25-30 il primo, 35-40 metri il secondo. Si riparte così: uno di quei due lancia sulla trequarti dove J.Henrique-Alex-Emerson si trovano posizionati alle spalle di Danilo, tutto fuorché una prima punta. La palla arriva, e i 4 si muovono solo in orizzontale. Emerson a creare la superiorità (è l'unico che ha il dovere di tentare l'uno contro uno) e a memoria Alex-Henrique-Danilo girano in tono orizzontale sulla linea di passaggio. L'inserimento é di Paulinho, il mediano di coppia a Ralf. Effettivamente fa lui la prima punta quando il Corinthians parte in contropiede.
LE PALLE INATTIVE - La chiave di volta. Il punto fermo di entrambe le squadre. Roman ha in mano tutti i palloni da fermo. Indica prima di calciare a chi arriverà quel cross, e regolarmente, tu chiamato in causa, sei incaricato di colpire una sfera che giunge perfettamente (2 volte su 3 il ricevitore è Schiavi). A quel punto, difendersi é solo una questione di concentrazione: marcatura a uomo.
Strano che il gol del vantaggio arrivi, invece, da un angolo di Mouche. Impreparata la difesa, sul cross che fa il giro inverso (Mouche é un mancino e calciando da sinistra dai un taglio "all'incontrario") Schiavi tocca di testa, Silva prolunga, Chicão manda sul palo goffamente di mano,di testa,di tutto). Roncaglia è lí, approfitta del rimbalzo del palo favorevole, e calcia con tutta la sua potenza un pallone che è già in gol. Il Timâo di soluzioni su palla inattive ne ha due: Alex o Chicão. Mai sfruttate a dovere nel corso del match.
IL PAREGGIO - Al 37 del secondo tempo, arriva il terzo cambio per i brasiliani. Fuori Danilo, dentro Romario Ricardo da Silva "Romarinho". Autore di due rete nel derby contro il Palmeiras del weekend (vinto 2-1 dal "Corinthians B"), impiega 3 minuti per ripetersi. Per conoscere il Timâo è sufficiente questa azione: pressing di Paulinho, che recupera il pallone sulla copertura adiacente di Ralf, passaggio verticale sul movimento centrale di Emerson: il brasiliano evita Caruzzo, filtrante per Romarinho, sulla "ruota" di Liedson, (Schiavi in ritardo), tocco delicato a superare Orion. Tac-Tac-Tac. Tre tocchi, in verticale. Il Corinthians va in porta "solo" in questo modo.
LO SCENARIO - É stata la partita che ci si aspettava. Pochi, addirittura, in Sudamerica, prospettavano dei gol; ma, a dire la verità, se ci sono stati dei marcatori, il premio va attribuito al Boca Juniors. La partita si é sbloccata dopo i primi minuti del secondo tempo: i padroni di casa, hanno capito che sei vuoi pungere un team che difende a 4+1 costantemente bisogno muovere quelli davanti, alzare di 5-10 metri le mezzale, e un supporto continuo dei due terzini. Li é cambiata la partita: Ralf e Paulinho da soli non potevano contrastare allo stesso tempo due avversari. E allora, Alessandro e Fabio Santos, costretti al raddoppio, lasciavano lo spazio per gli inserimenti. Certo, di tiri, ne sono arrivati pochi (Riquelme, sul tocco di Somoza- il giocatore piú efficiente sul piano della concretezza di tutto il Boca- e Mouche non troppi minuti piú tardi) ma l'occasione del gol se si é presentata, non é stata frutto del caso.
Gli Xeneises hanno gestito male il vantaggio, anche se contenere una squadra che si sta ribaltando totalmente per centrare il pareggio (poi conseguito) non é mai facile.
Boca Juniors: Orion ; Roncaglia Schiavi Caruzzo Rodriguez; Ledesma (Rivero) Somoza Erviti; Riquelme; Silva (Viatri) Mouche (Cvitanich)
Corinthians: Cassio; Alessandro; Chicão L.Castan F.Santos; Ralf Paulinho; Henrique (Liedson) Alex (Wallace) Emerson ; Danilo (Romarinho).
Tommaso Fasoli


















