Mercoledì, 12 Dicembre 2012 00:00

Juventus Stadium: successo o errore di strategia?

Accolto tra la curiosità degli addetti ai lavori e lo scetticismo di quanti remano contro l’autonomia finanziaria delle società calcistiche, in questa stagione è stato inaugurato lo Juventus Stadium: che è chiaramente troppo piccolo per soddisfare le richieste dei tifosi bianconeri

Ormai è una costante. Ennesimo sold out consecutivo. Biglietti introvabili sin dalle prime ore di vendita. Non importa il settore, non importa il prezzo, importa esserci. Non ci stiamo riferendo a un live dei Rolling Stones, parliamo del nuovo gioiello di casa Agnelli: lo Juventus Stadium.
Accolto tra la curiosità degli addetti ai lavori e lo scetticismo di quanti remano contro l’autonomia finanziaria delle società calcistiche, da oltre un mese è divenuto il fiore all’occhiello del management bianconero, orgoglioso di aver anticipato tutte le concorrenti nazionali sulla scorta delle vincenti iniziative d’oltremanica.
Ma in questa folle corsa agli elogi - neanche fosse il primo stadio costruito a Torino - qualcuno, forse stordito dalla grida festanti di Corso Galileo Ferraris, forse accecato dallo luccichio delle monete in arrivo, o più semplicemente ancora in preda ai postumi dei ripetuti brindisi pre e post-inaugurazione, rimane impassibile di fronte all'evidenza: lo Juventus Stadium è troppo piccolo.
Neanche i più acerrimi contestatori del nuovo stadio hanno posto in rilievo la circostanza forse più controversa evidenziata finora, ovvero che le richieste di biglietti pervenute dai tanti tifosi della Vecchia Signora, di cui una buona parte raggruppati nei club ufficiali della società sparsi lungo tutta la penisola, non possono essere evase causa la scarsa disponibilità di posti all’interno dello stadio.
Proprio quei tifosi che assistono attoniti alle varie querelle sui costi di costruzione,  sulla scelta della Giunta Comunale di modificare la destinazione dell’area trasferendola per 99 anni alla società bianconera, sulla decisione di costruire un nuovo centro commerciale in luogo di una struttura sportiva polivalente, sulle indagini della Procura torinese per l’utilizzo di materiali non a norma, e che oggi inevitabilmente non possono seguire da vicino i propri idoli. Alla faccia dell’eliminazione di barriere e fossati negli stadi.
Preso atto che la capienza dello stadio non permette di soddisfare le richieste della tifoseria (una mera utenza oppure il dodicesimo uomo in campo?), è indubbio che il numero di posti previsto nel progetto dell’Archittetto Zavanella si scontra veementemente con il target della società bianconera, con i milioni di euro spesi nel corso delle ultime sessione di calciomercato e con il budget stanziato dal CdA per i prossimi colpi. Se gli obiettivi posti a stretto giro dalla proprietà e dalla dirigenza, se la scelta di ingaggiare campioni di primo piano e di puntare su un tecnico giovane, dal gioco spettacolare e capace di caricare l’ambiente, devono convergere sulla Vittoria ad ogni costo - ma stavolta sportivamente parlando -, sulla Vittoria con la "V" maiuscola, quella in grado di rinvigorire i fasti della Juventus della precedente generazione degli Agnelli, quella dei vincenti, del mito e dello stile, allora qualche conto non torna.
La Juventus è la società con il maggior seguito in Italia, tra le prime in Europa e nel mondo, è la società che deve vincere lo scudetto o comunque qualificarsi in Champions League, è la società che, unitamente ad altre due o tre, ha l’obbligo di riportare il calcio italiano ai livelli degli anni ‘80 e ‘90 e quindi all’apice delle classifiche internazionali. Una tale società, anzi la Società, non può ospitare in casa propria la modesta cifra di 40.000 spettatori. Non che la capienza esprima il valore reale di una squadra ma sicuramente è sintomo di prestigio, orgoglio, presenza, mentalità e maggiori incassi da reinvestire in sede di mercato.   
A tutte le società di grande spessore, a tutte quelle società che nell’ultimo ventennio hanno trovato stabile collocazione nel gotha del calcio mondiale corrispondono stadi da almeno 60.000 spettatori.
Leggasi in proposito, senza ordine alcuno, Manchester, Monaco, Milano, Madrid, Barcellona, Londra e via scorrendo¬. Stadi che incutono timore ai giocatori solo per il gran numero di spettatori, che tra l’altro garantiscono enormi margini di guadagni alle società.
Né il ristretto numero di paganti degli ultimi anni può costituire una scriminante: riempire lo stadio e formulare offerte vantaggiose e accattivanti costituisce infatti la mission della dirigenza moderna, che è chiamata oggi più che mai a riportare gli appassionati e le famiglie negli stadi a sostenere i proprio idoli. Compito che l’attuale management della Juventus sta svolgendo in maniera impeccabile.
Senza dimenticare che l’attuale dirigenza inevitabilmente è ostacolata dai fantasmi del passato. E lo Juventus Stadium non può costituire un’eccezione dato che il concepimento è stato operato da un illustre dirigente (oggi impegnato in altre sedi che si preferisce non richiamare), mentre la fase conclusiva è stata gestita da un direttore generale francese ora in forza al Psg.
Ognuno per un motivo, Giraudo e Blanc costituiscono nomi scomodi da rimembrare alle menti juventine ma sono loro gli unici deputati a dar lumi in ordine alla scelta di limitare la capienza a circa 40.000 tifosi, inclusi tifosi ospiti, stampa, sponsor e autorità.
Il tempo ci dirà se la scelta si è rivelata oculata ma, sperando per gli Agnelli di non dover rimettere mano al portafogli per costruire uno stadio più grande o aggiungere un anello a quello attuale, lo Juventus Stadium può rappresentare un problema per la tifoseria bianconera.
Problema che dovrà essere comunque risolto in breve tempo perché le big torneranno ben presto a scontrarsi in quel di Torino contro la Vecchia Signora. E tantissimi juventini vorranno esserci, ancora una volta, per sostenere la squadra.

Erik Banto

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