Dortmund, 4 luglio 2006. Minuto 119, semifinale dei Mondiali di Germania. Fabio Grosso ha appena segnato il gol della vittoria, un sinistro disperato, un capolavoro realizzato da un ragazzo che fino a qualche anno prima giocava in Serie C. Poi il raddoppio di Del Piero, ad annichilire i padroni di casa. È il preludio al trionfo mondiale.
Era l’Italia di Lippi, degli scandali di Calciopoli, del Cannavaro pallone d’oro, di Buffon, saracinesca dai mille miracoli, era l’Italia del rigore di Totti contro l’Australia, degli altri senatori Zambrotta, Del Piero e Materazzi, delle geometrie di Pirlo e dei gol in differita di Toni. Un Mondiale vinto più col cuore che con la forza. Sono passati quasi 6 anni da quella notte magica, che ci avrebbe aperto la strada a salire sul tetto del mondo, battendo la Francia. Ora Germania e Italia sono di nuovo una di fronte all’altra.
Varsavia, 28 giugno 2012. Una notte da leoni attenderà la nuova Italia di Cesare Prandelli, un’altra volta in un’epoca buia per il nostro calcio, con le vicende del calcioscommesse ad infiammare i tabloid. È stato l’Europeo del presunto biscotto, e del cucchiaio di Pirlo. Però ora l’Italia è in semifinale e si trova davanti di nuovo la terribile corrazzata tedesca, padrona di un calcio unico nel suo genere a livello internazionale: un calcio fatto di giovani, un calcio multietnico e che combina le qualità degli individui con la coralità seconda solo alla Spagna.
Germania-Italia si riassume proprio nella loro recente storia: da un lato i tedeschi, eterni sconfitti che cercano la rivincita, sia contro di noi, rivendicando la clamorosa vittoria all’ultimo respiro di 6 anni fa, sperando di vedersela in finale contro la Spagna e di riaprire i conti proprio contro chi l’aveva sconfitta nella finale di Vienna del 2008, le furie rosse di Del Bosque.
Ma nell’almanacco del calcio internazionale, Germania-Italia è qualcosa di più di una semplice partita. È una sfida eterna, che ha sempre regalato grandissime emozioni e finali al cardiopalma, dove, curiosamente, l’Italia l’ha quasi sempre spuntata. Sono tanti i precedenti che si possono raccontare. A parte la lunga sfilza di amichevoli che si sono succedute sulla linea temporale, a cominciare dalla prima sfida fra le due nazionali a Milano, datata 1 gennaio 1923, nella quale gli azzurri si imposero 3-1 fino all’ultima nel 2011, e altri precedenti ufficiali come, i due Europei in Germania 1988 e Inghilterra 1996 (a Dusseldorf finì 1-1 con reti di Mancini e Brehme, mentre a Manchester fu 0-0) e l’amichevole per celebrare il Centenario della federazione Svizzera (vittoria della Germania per 2-0 a Zurigo con reti di Helmer e autogol di Maldini).
Ma sono sicuramente 3 le gare da ricordare. Tre partite che hanno fatto battere i cuori di milioni di Italiani e che riguardano i Campionati del Mondo, dove per 2 volte su 3, l’Italia ha trionfato dopo aver battuto i tedeschi.
MESSICO 70, LA PARTITA DEL SECOLO – Città del Messico, 17 giugno 1970. Stadio Azteca. Scendono in campo Italia e Germania. Due Nazioni, due potenze del calcio di quegli anni. L’Italia di Gianni Rivera, di Gigi Riva, di Sandro Mazzola, di Giancarlo De Sisti, di Tarcisio Burgnich, di Giacinto Facchetti, del portiere Albertosi e di tanti altri, affronta la temibile corrazzata di Beckenbauer e di Gerd Muller, l’attaccante più forte delle coppe Europee, pluricampione col Bayern negli anni 70 e futuro capocannoniere del mondiale messicano. In palio c’è la finale, c’è la sfida contro il Brasile di Pelé.
Le due formazioni venivano da un cammino mondiale a correnti alterne. L’Italia non aveva entusiasmato, vincendo il girone con due pareggi e una vittoria con la Svezia; la Germania aveva stravinto il girone con 3 vittorie su Perù, Bulgaria e Marocco. Nei quarti di finale, gli azzurri di Valcareggi sconfissero i padroni di casa del Messico con un sonoro 4-2, i tedeschi ebbero la meglio sull’Inghilterra per 3-2.
Ora la semifinale: dopo solo 8 minuti l’Italia va in vantaggio con un gran gol di destro da fuori area di Boninsegna che si insacca alla destra del portiere Maier. L’Italia cerca di gestire il vantaggio, ma la Germania si fa solo in più occasioni, ed è solo Enrico Albertosi a dire di no a Muller e compagni. Ma sul più bello, quando ormai la finale era a un passo, arriva il gol della Germania: il mediano tedesco Graboski si invola sulla fascia sinistra al limite dell’area: il cross lascia tutti gli italiani immobili ed è servito sul piatto d’argento per il milanista della Germania Schellinger, che segna il suo primo e unico gol con la maglia della nazionale teutonica. A due minuti dalla fine è 1-1.
Finisce la partita e si va ai supplementari. Altri 30 minuti per decretare la finalista. L’Italia non comincia bene, e la Germania, con Beckenbauer che giocò fino alla fine con la fasciatura sulla spalla, va in vantaggio con il solito Gerd Muller, su calcio d’angolo, dopo un’ingenuità difensiva di Burgnich. 2-1 ma gli azzurri non si arrendono: ed è grazie proprio a Burgnich che arriva il pari. Il terzino azzurro abile a sfruttare un rimpallo in area e ad insaccare alle spalle di Maier.
L’Italia insiste e va anche in vantaggio grazie al “rombo di tuono” Gigi Riva. Palla di Domenghini dalla sinistra, Riva riceve, salta un uomo e con un diagonale sigla il 3-2. Sembra fatta, ma la Germania è ancora lì e Albertosi deve compiere alcuni interventi. Ma su calcio d’angolo, arriva il pareggio della Germania: torre di Seeler, e Muller che di testa insacca, con Rivera sul secondo palo, che non riesce a evitare il gol, mandando su tutte le furie Albertosi.
L’Italia deve rialzarsi in fretta, e lo fa grazie a un’azione corale, fatta di 11 passaggi consecutivi: Boninsegna si invola sulla sinistra verso l’area, assist per Rivera che di piatto batte Maier. È 4-3. L’Italia va in finale in quella che poi venne ribattezzata “la partita del secolo”, affronterà il Brasile di Pelé, e purtroppo sarà una pagina amara per il nostro calcio, con i carioca che conquistano l’allora Coppa Rimet con un sonoro 4-1.
IL TERZO MUNDIAL: SPAGNA 82 – Madrid, Santiago Bernabeu. È una notte torrida nella capitale spagnola. È l’11 luglio 1982. Si affrontano nella finalissima del Mondiale di Spagna, ancora Italia e Germania. Dopo la partita del secolo di 12 anni fa, l’Italia cerca la rivincita, così come la Germania, vuole riscattarsi dopo la rocambolesca semifinale di Città del Messico.
Gli azzurri di Enzo Bearzot scendono in campo con il capitano Dino Zoff, a 40 anni suonati a difendere i pali della Nazionale, e tanti campioni del nostro calcio, come Pablito Rossi, svegliatosi in ritardo in questo mondiale per poi diventare assoluto protagonista nella semifinale col Brasile, Marco Tardelli, Gaetano Scirea, Beppe Bergomi, Bruno Conti e Antonio Cabrini.
La Germania si affida al capitano Rumenigge, a Litbarski e Stielike. L’Italia cominciò con 3 pareggi nel primo girone contro Polonia, Perù e Camerun, la Germania invece vinse il girone contro Austria, Algeria e Cile. Il secondo gruppo fu un girone di ferro per gli uomini di Bearzot contro Brasile e Argentina, dove a spuntarla fu l’Italia dopo l’impresa sul Brasile, con la tripletta di Rossi. La Germania non ebbe problemi contro Inghilterra e Spagna.
La finale di Madrid comincia subito con una grande occasione per l’Italia: Brigel atterra Conti in area, è calcio di rigore. Cabrini si incarica dagli 11 metri, ma fallisce miseramente tirando fuori. L’Italia non si abbatte e trova il vantaggio sempre con lui, con Paolo Rossi. La firma è ancora la sua, insaccando di testa su cross di Gentile. È il 12° del secondo tempo. I minuti passano e al 24° della ripresa accade l’incredibile: Scirea in area cerca spazi, scarica fuori area, dove riceve Marco Tardelli: appoggio sul sinistro e tiro micidiale che si insacca alla sinistra di Schumacher, dando sfogo al famosissimo “urlo” del centrocampista della Juve, che resterà negli annali del calcio italiano, così come l’esultanza storica e simpatica del presidente della Repubblica Peritini in tribuna.
Ma l’Italia non si ferma e trova il terzo gol: Conti avanza sulla destra, in contropiede, entra in area, mette in mezzo per il neoentrato Altobelli, che stoppa la palla, supera il portiere in uscita e insacca il 3-0, il gol della consacrazione, della liberazione, che rende nullo l’inutile gol della bandiera di Breitner per il definitivo 3-1.
È finita. L’Italia conquista il suo terzo mondiale, con il famoso “Campioni del Mondo” ripetuto 3 volte dal leggendario telecronista Nando Martellini. Zoff a 40 anni alza la Coppa del Mondo. Stavolta l’Italia non ha fallito.
GERMANIA 2006: 1 MINUTO DI ORDINARIA FOLLIA – E rieccoci da dove avevamo cominciato. Westfalenstadion di Dortumnd. Semifinale del mondiale tedesco. L’Italia affronta ancora la Germania. Un’Italia il cui cammino è da definirsi impeccabile, con solo 2 gol subiti e nessuna sconfitta (solo il pareggio con gli USA ha interrotto la serie di vittorie). Gli azzurri di Lippi hanno superato il girone con Ghana, USA e Repubblica Ceca, per poi sconfiggere agli ottavi l’Australia e ai quarti l’Ucraina. La nuova Germania di Klinsmann, si rivela una schiacciasassi nel girone A, con 3 vittorie su Costa Rica, Ecuador e Polonia e poi con l’arrivo in semifinale, dopo aver superato Svezia e Inghilterra.
Un 4 luglio che decide tutto, una data storica per gli americani, leggendaria per noi italiani, dove il patriottismo era comunque presente, ma la battaglia contro i tedeschi si è combattutta a colpi di Teamgeist e di contrasti sul verde prato di Dortmund. La partita regala continue emozioni: l’Italia prende due pali, la Germania va sempre più vicina al gol, ma trova davanti, chi, molto probabilmente ci ha portato poi dove siamo arrivati: Gigi Buffon, decisivo più volte su Klose e Podolski, e Cannavaro, un baluardo contro i giganti teutonici.
Si va ai supplementari, entrambe le formazioni creano e sprecano, i gol non arrivano, la fine è vicina. Ma si arriva al minuto 119. Angolo di Del Piero, dopo il tiro di Pirlo, parato miracolosamente da Lehman. Palla svettata fuori area che finisce sui piedi di Pirlo che se la porta sul destro, senza trovare il varco. L’azzurro guarda con la coda nell’occhio dentro l’area, taglio in verticale e palla che finisce sui piedi del più inaspettato: Fabio Grosso. Sinistro a giro, da fermo, e palla che si infila alla destra di Lehmann.
La bolgia azzurra esplode a due minuti dalla fine. Grosso corre in mezzo al campo, scoppiando in lacrime. È fatta. L’Italia deve resistere un’altro minuto, i nervi sono a fior di pelle. La Germania ci crede ancora: cross in area di Ballack, va di testa Cannavaro a liberare, palla che arriva a Podolski, che non fa in tempo a stoppare che si trova davanti ancora il guerriero Cannavaro, che conquista palla e parte il contropiede: Totti serve Gilardino, 20 metri palla al piede, scarico a sinistro per Del Piero che non sbaglia. E’ il 2-0, i tedeschi finiscono in lacrime. Si sentono solo gli azzurri.
L’Italia va in finale, ancora una volta superando la Germania come 36 anni prima. E anche stavolta arriva la consacrazione: il 9 luglio la vittoria ai rigori contro la Francia, porta la nostra Nazionale sul tetto del mondo.
Gianluca Specchioli


















