Mercoledì, 04 Luglio 2012 12:46

Le pagelle dell’Italia a Euro 2012

Giudizi e bilanci dei protagonisti della Nazionale Italiana. Un Europeo fantastico quello degli azzurri, costretti ad arrendersi solo di fronte alla Spagna più forti di tutti i tempi

Ci aspettavamo un epilogo diverso,  4 gol sono frutto, oltre che della stanchezza e dell’inferiorità numerica (per il forfait del neoentrato Thiago Motta), soprattutto dell’evidente superiorità delle Furie Rosse e del loro calcio veloce, innovativo, velenoso e letale. A Kiev si sono battuti Davide contro Golia, e il nostro Davide era piuttosto malconcio, al contrario della titanica Spagna che porta a casa il terzo trofeo internazionale di fila. Nessuno come gli uomini di Del Bosque.
Ma al dil à del sogno svanito, del ritorno alla realtà, è giunto il momento di tracciare il bilancio di un Europeo sicuramente favoloso e sopra le aspettative per gli azzurri, che hanno stravolto ogni pronostico e fatto sognare una nazione. Ecco le pagelle della Nazionale italiana che ha entusiasmato davvero tanto in Polonia e Ucraina.

BUFFON 7 – Il capitano, la bandiera, il trascinatore, e non potrebbe essere altrimenti. Si presenta all’Europeo da vero leader, raccogliendo la pesante eredità lasciatagli da Cannavaro dopo il Sudafrica. Il compito è duro, c’è un ciclo nuovo da avviare, ma Gigi c’è e lo dimostra. Guida una difesa giovane ma che conosce bene e con la quale da poco ha vinto lo scudetto; c’è un’intero gruppo da caricare e da spronare per arrivare fino in fondo.
Una sicurezza come sempre, decisivo contro l’Inghilterra con due-tre miracoli in pieno stile Buffon, e con il rigore neutralizzato a Cole. La finale resta segnata da 4 gol, tutti su azioni di uno contro uno con l’avversario. E anche a fine gara, saluta e rende onore ai campioni.. ESEMPLARE

ABATE 6 – Prima rassegna ufficiale per il giovane terzino del Milan. Anche per lui c’è un’importante eredità: quella di Zambrotta, suo compagno proprio al Milan. Prandelli gli preferisce Maggio nelle prime due gare, dall’Irlanda in poi il posto non glielo leva nessuno, solo i crampi che l’hanno messo ko dopo 120 minuti con l’Inghilterra. Anche per lui la finale è un incubo, che si chiama prima Jordi Alba e poi Silva. ALLA PROSSIMA

BARZAGLI 6,5 – Lui l’ultima finale dell’Italia non l’ha giocata, davanti a sé aveva Cannavaro e Materazzi, ma il Mondiale l’ha portato a casa anche lui. Ora che di questa Nazionale è diventato un perno, si presenta tra i migliori nella fase difensiva, azzeccando i tempi giusti sia contro l’Inghilterra che contro la Germania. Dovrebbe ringraziare Conte per averlo riportato a regime, ma soprattutto dovrebbe ringraziare Prandelli che gli ha dato fiducia e ha dimostrato di dare le giuste sicurezze nel reparto arretrato. DILIGENTE

CHIELLINI 5 – Il suo Europeo non è proprio da incorniciare, la sfortuna ci ha messo del suo sia per lui che per noi. Infortunatosi all’ultima giornata di campionato contro l’Atalanta, ha recuperato a tempi record, partendo come terzino sinistro, il suo vecchio ruolo. Ma a parte degli acciacchi, non si è dimostrato il guerriero che conosciamo, quello che lotta e che esulta battendosi i pugni col petto. Certi strafalcioni non gli si addicono (vedi con la Croazia e con la Spagna in finale). A Kiev inizia male e finisce peggio, out dopo solo mezz’ora. IRRICONOSCIBILE

BONUCCI 6,5 – Lui ha rischiato davvero di non esserci. Non per scelta tecnica, ma disciplinare. Il tuono calcioscommesse è esploso su Casa Azzurri, portandosi via Criscito e graziando il viterbese della Juventus. Una grande occasione per riscattarsi, dopo una stagione in bianconero tra luci ed ombre. E lo fa con la grinta e la classe dei più esperti, stoppando più volte la Germania, l’Inghilterra e la Spagna (quella della prima giornata). Anche lui viene surclassato dalle Furie Rosse in finale, e la sua immagine in lacrime mentre Casillas alza la coppa, è il ritratto di una formazione sconfitta più nell’orgoglio che nel punteggio. RINATO

BALZARETTI 7 – Outsider prima dell’Europeo, protagonista alla fine. Si inserisce piano piano, in punta di piedi tra i titolari, dopo il deludente e acciaccato Chiellini. Prandelli gli chiede di spingere e di farsi vedere, e lui risponde sissignore. Corre con passo falcato, lotta con determinazione e spirito di sacrificio, finendo acciaccato e ferito contro l’Inghilterra. È l’immagine dell’Italia che ci mette la grinta e che non molla mai. GENEROSO

MARCHISIO 6 – In campionato ha fatto vedere i sorci verdi a chiunque improvvisandosi goleador. Il suo lavoro di copertura l’ha fatto, ma poco si è fatto vedere inzonaoffensiva. Anche lui si sacrifica per la squadra insieme a De Rossi, ma i palloni che tocca sono pochi. Con la Germania e al debuto con la Spagna, potrebbe segnare, ma non dimostra lo stesso feeling col gol visto con la Juve. SOSTEGNO

PIRLO 8 – Illuminante, millimetrico, un mix di estro, genialità e precisione chirurgica: il solito Andrea. Il Maestro mette tutta la classe e l’esperienza a favore dell’Italia, Prandelli gli affida le chiavi del centrocampo e l’orchestra della squadra. Il gioco parte sempre da lui, e la Spagna lo ha capito alla gara inaugurale, quando ha messo in moto Di Natale verso il gol. Precisione chirurgica dicevamo: inventa una prelibatezza su punizione con la Croazia, sfruttando una barriera poco ben posizionata, e regala emozioni, tante emozioni, quando il suo cucchiaio a Joe Hart si rivela decisivo dando la scossa ai successivi rigoristi, Nocerino e Diamanti.
Per qualcuno meriterebbe il Pallone d’Oro, ma la disastrosa finale di Kiev gli è costata oltre all’Europeo anche il prestigioso premio: poca corsa, poco ritmo e lucidità, perso malamente il duello con Xavi e con il centrocampo spagnolo che lo ingabbia a dovere. Anche lui finisce in lacrime arrendendosi allo strapotere della roja. Ma a quanto pare il futuro sarà ancora suo, in Brasile ci sarà; forse per l’ultimo spettacolo. POETA IMMORTALE

DE ROSSI 8 – Il migliore, anche nella partita peggiore. Capitan Futuro comincia quest’Europeo nel ruolo che troppo bene aveva interpretato con la Roma di Luis Enrique: quello di difensore centrale, arpionando palloni e stoppando più volte i vari Fabregas e Silva. Dalla gara contro l’Irlanda torna a centrocampo, ed è la dimostrazione che l’Italia non può fare a meno di De Rossi lì in mezzo. Insieme a Marchisio copre e supporta la difesa, permettendo a Pirlo e Montolivo di cercare le ripartenze. Barba incolta, una manica su e una manica giù sono il perfetto look per chi lotta con il coltello tra i denti, su ogni pallone. Gli è mancato solo il gol e quanto l’avrebbe meritato. Ma il palo della porta di Joe Hart, colpito al volo da trenta metri, probabilmente sta ancora tremando. Difficile per la Roma privarsi di un giocatore così, anche di fronte ai soldi (e tanti) del City. GUERRIERO

MONTOLIVO 6,5 – Il suo Europeo comincia a tutti gli effetti contro l’Inghilterra con il rigore sbagliato. Sembra essere finita, ma per quanto sia vero che chi sbaglia per primo poi vince, il sogno continua e il neo-centrocampista del Milan si riscatta regalando con un lancio perfetto, la palla del 2-0 di Balotelli che distrugge la Germania. Contro la Spagna è uno dei pochi a cercare il guizzo e tra quelli che sbagliano di meno: ma non è bastato. RITROVATO.

CASSANO 7 – Quando si dice che il cuore sa battere più di ogni cosa, viene subito da pensare al talento di Bari Vecchia. Lui il miracolo l’ha vissuto tornando sui campi da gioco, dopo l’operazione al cuore a Gennaio. Tanti i messi di stop, tanto il calcio senza Fantantonio. Prandelli già aveva perso Giuseppe Rossi, non poteva permettesi di rinunciare anche al fantasista rossonero.
Tanta la classe e i colpi vincenti che danno qualità e sprint agli azzurri. Ma mai riesce a trovare la giusta continuità, non avendo tutti i 90 minuti nelle gambe. Con l’Irlanda segna e lo fa di testa: è un gol che ha dato la scossa quando si temeva il biscotto tra Spagna e Croazia. Con l’Inghilterra ha offerto il suo contributo, ma è contro la Germania in semifinale che Fantantonio ha lasciato la sua impronta all’Europeo: riceve palla sulla sinistra, spalle al difensore, stop, giro saltando Hummels (non un mingherlino) e assist al bacio di sinistro per la testa di Balotelli. Il duo funziona finalmente e così sarà in futuro. Dopo il 2004 e il 2012, ne abbiamo la certezza: a Cassano l’Europeo piace veramente tanto. MIRACOLATO

BALOTELLI 7 – Il più atteso e il più criticato, il più odiato e il più amato, il più discusso e il più forte. Questo è Mario Balotelli, l’arma a doppio taglio di Cesare Prandelli. Genio e sregolatezza si uniscono a prestazioni in cui ha fatto perdere la pazienza a tutti e a momenti di pura follia e godimento, con la sua doppietta esplosiva alla Germania. Per il bad boy, l’occasione di meritarsi la Nazionale, dopo che Prandelli lo aveva bacchettato un po’ con il suo codice etico.
Supermario ha fatto il Supermario. Con la Spagna nella fase a gironi, ha la grande occasione di portarci in vantaggio, ma ci pensa un po’ troppo. Con la Croazia ci prova, mettendo in luce il suo destro micidiale da fuori area. Con l’Irlanda, parte dalla panchina e al suo ingresso, sommerso dai buuu del tifo irlandese, si inventa il gol che ti aspetti da Balotelli. Al volo in mezza rovesciata su calcio d’angolo, con tanto di bocca tappata da Bonucci, perché chissà cosa voleva dire.
Contro l’ormai sua Inghilterra, ci mette il suo, segnando uno dei 5 rigori. Ma è contro la Germania che arriva la consacrazione del ragazzo di Brescia. Il primo gol è un anticipo perfetto di testa su Badstuber, servito alla perfezione da Cassano. Il secondo è la dimostrazione di una prova di forza, corsa in avanti e destro imprendibile sotto l’incrocio, con conseguente posa statuaria a petto nudo. Nella finale viene annullato da Sergio Ramos e chiude in lacrime. SUPERMARIO

SIRIGU e DE SANCTIS SV (difficile togliere il posto a questo Buffon, l’importante è esserci e allenare il numero 1). PRESENTI

BORINI e OGBONNA 6 politico: loro di certo posso essere chiamati più in causa del secondo e del terzo portiere. Per i due giovanotti l’Europeo è stato possibile vederlo solo dalla panchina, ed è già un’emozione irripetibile. Certo che però un po’ di spazio almeno al difensore del Torino quando c’era la difesa a tre, e al giovane attaccante della Roma, lo si poteva dare, ma anche loro hanno contruibuito ad allenare i più forti e ad andare a Kiev. Pazienza, sicuramente il prossimo Europeo sarà il loro. CONSOLAZIONE

GIACCHERINI E NOCERINO: 5 e 6. Per lo juventino un’Europeo quasi a sorpresa. Partito da outsider, Prandelli lo inquadra come l’esterno che chiude il centrocampo a 5. Lui corre, va su ogni pallone, ma evidentemente la strada è ancora tanta. Dopo il cambio di modulo con l’Irlanda non vede più il campo. La mezzala del Milan, gioca pochissimo, e esordisce contro l’Inghilterra, andando anche in rete, ma purtroppo in fuorigioco. Freddo  e lucido nel tirare il quarto rigore. OMBRA E LUCE

DIAMANTI 6,5. Bravo, bravo davvero. Una scommessa vinta da Prandelli, uno dei fantastisti più brillanti del nostro campionato. Anche per lui l’ingresso all’Europeo arriva tardi, contro l’Irlanda, ed è proprio suo l’assist su angolo per la rovesciata di Balotelli che chiude i conti e che ci porta ai quarti di finale. Contro la sua ex Inghilterra trova più spazio, anche se Prandelli lo inserisce ai supplementari. E per poco questo ragazzo di Prato non segna il gol decisivo, ma il suo sinistro magico, quasi a sorpresa, si stampa sul palo. Ma Ma la gioia la trova lo stesso con il suo rigore determinante nel mandare l’Italia in semifinale, un rigore battuto con freddezza e sicurezza. Non gioca la finalissima con la Spagna: peccato, avrebbe meritato spazio. CORAGGIOSO

GIOVINCO 5,5. La formica atomica, statura  a parte, sa che può giocare da grande con i grandi. A Parma ha dimostrato le sue doti superlative e prova a metterle in luce nella fase a gironi contro la Spagna e la Croazia, ma poco ha potuto. Il resto è un Europeo da spettatore. PROMESSA

THIAGO MOTTA 4 – Thiago chi? Prandelli ha tra i suoi errori da rivedere sicuramente l’italo-brasiliano del PSG: si impunta nell’inserirlo come trequartista nel rombo di centrocampo, ma la sostanza è davvero poca. Forse ha sbagliato nazionale, ma da fuori ruolo non può combinare nulla. Nella finale Prandelli lo fa entrare al posto di Cassano per dare più sostanza al centrocampo. Il risultato è uno strappo al bicipite, dopo 3 minuti, che lascia l’Italia in dieci nelle fauci della Spagna. BOCCIATO

DI NATALE 6 – Il re della classifica cannonieri della Serie A da tre anni a questa parte, fa parte anche stavolta della squadra azzurra. Di fronte ha Cassano e Balotelli, spazio alla classe e al carattere. Ma Di Natale ha dimostrato di farsi trovare sempre pronto per la causa. Il suo Europeo nel 2008 era finito nel peggiore dei modi contro la Spagna, sbagliando il rigore decisivo. Anche in finale non ha saputo riuscire dove Balotelli, protagonista atteso, aveva fallito:Totò si fa ipnotizzare da Casillas in due occasioni. Ma una piccola vittoria personale DiNatale l’ha ottenuta: è stato l’unico a segnare alla Spagna in 6 partite ufficiali di questo Europeo. GARANZIA

PRANDELLI 8 – Va a lui la palma del migliore. In un mese ha rivoluzionato il calcio e il modo di giocare della nostra nazionale, da sempre tacciata di essere troppo catenacciara. La risposta Prandelli l’ha trovata nel gruppo e lui che la figura del condottiero ce l’ha anche nel nome, ha regalato al pubblico la migliore Italia degli ultimi anni. L’unica cosa che si potrebbe criticare riguarda alcune scelte tattiche relative ai cambi (come il perché mettere Chiellini in finale, dato che non si reggeva in piedi, o fissarsi con Thiago Mota trequartista).
Anche il modulo ha un po’ dato noie al gioco degli azzurri: la difesa a tre e il centrocampo a cinque con Motta e Giaccherini non ha proprio funzionato, con il 4-3-1-2 e con De Rossi a centrocampo la musica è cambiata. Bravo ad aver avuto pazienza e aver gestito al meglio Balotelli. E mettiamoci che la fede lo ha accompagnato, tra un pellegrinaggio e una vittoria, fino in fondo, meritando la conferma per l’eventuale mondiale brasiliano. Ma stavolta Cesare, il miracolo l’hai fatto tu. LEADER

MONTI 3 – Il premier che aveva duramente condannato il calcio italiano, con la proposta di volerlo boicottare per due anni dopo la bufera scommesse, non è andata giù alla FIGC a Prandelli e all’Italia intera. Il nuovo governo tecnico non sta ricevendo i giusti consensi nel Paese, e i presupposti per l’appoggio ai 23 di Prandelli non sono dei migliori. Assiste alla finale come se si volesse proclamare un portafortuna, e invece...Di una cosa siamo certi: viene sfatato il mito che sotto Berlusconi l’Italia non ha mai vinto nulla. NON CI SIAMO

NAPOLITANO 7 – Se Monti non è piaciuto per niente, in primis a Prandelli (che ha storto un po’ il naso alla notizia dell’arrivo del Premier per la finale), il grande elogio lo merita il Capo dello Stato. Presente alla gara inaugurale, non ha risparmiato elogi a Buffon e a compagni a fine gara tanto da ricevere la maglia ancora sudata del numero 1 azzurro. Le sue parole alla cerimonia di “consolazione” al Quirinale sono il risultato della soddisfazione e dell’attaccamento alla Nazionale, mostrando orgoglio e fierezza nell’accogliere gli eroi, sia nella vittoria che nella sconfitta. Il “guai se Prandelli non resta” racchiude tutto il suo appoggio e la sua ammirazione per quanto è stato fatto dal mister. CHAPEAU

LE WAGS, I TIFOSI E LE PIAZZE ITALIANE VOTO 8,5 – Anche loro sempre presenti. Le donne degli azzurri non potevano mancare, e con la solita bellezza e con tanto di prole in braccio e maglietta del rispettivo compagno, si imbarcano da uno stadio all’altro, per tifare e soffrire insieme, come da tradizione, lanciando inoltre una vera e propria sfida alle più famose wags tedesche e inglesi.
I tifosi c’erano, non moltissimi (è pur sempre Kiev e non Berlino), ma hanno fatto sentire la loro voce. Quelli che sono rimasti in Italia hanno seguito con grande passione le avventure azzurre (record di ascolti RAI), esplodendo con la Germania e sognando con la Spagna di fronte ai maxischermi (al Circo Massimo un esercito di romani era pronto per la festa nel tempio portafortuna). Ma stavolta alle undici di sera c’era solo l’amarezza e il rimpianto di aver perso e male contro i più forti del mondo. ANIMA E CUORE.

IL CUCCHIAIO, I MUSCOLI, IL CUORE 10: Riassumre questo Europeo con alcuni emblemi è il minimo, almeno per ricordare cosa ci ha contraddistinto e cosa ci ha dato lustro. A cominciare dal fatto che il presentarsi con la sfiducia generale e freschi dello scandalo calcioscommesse non era di buon auspicio.
I due pareggi nelle prime due gare hanno fatto tremare tutti, con l’incubo biscotto (come 8 anni fa) a mettere angoscia. L’Italia ci ha creduto fino alla fine, ce l’ha messa tutta ed ha superato . Da lì la metamorfosi, la nuova consapevolezza: di una Nazionale più sicura di sé, più unita, che sforna un bel gioco, un capolavoro che lo stesso Prandelli ha dipinto di gara in gara, dal calcio totale esercitato sull’Inghilterra fino ai rigori dove solo una magia come il cucchiaio di Pirlo poteva rompere l’incantesimo che ci avrebbe scaraventati nel baratro.
E poi l’altra meraviglia con la Germania è il risultato di chi ci crede, di chi prende coscienza dei propri mezzi e con un Balotelli che finalmente sboccia inesorabile, pungente, con la freddezza di un fuoriclasse attempato, e che mostra quei muscoli diventati un must nella cultura mediatica. Come a dire “è arrivato l’uomo nero” oppure “quest’Italia fa davvero paura”. Poco importa se poi è finita come è finita. L’Italia si è sentita più ferita nell’orgoglio. Si ripartirà da qui, da un ciclo che deve proseguire dopo aver premuto lo start. L’importante è aver dato una lezione a chi su di noi...non ci avrebbe scommesso. A TESTA ALTA


Gianluca Specchioli

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