Lunedì, 12 Novembre 2012 15:28

Higuita, Sebastiano Rossi, Albertosi & co: i portieri finiti in carcere

La storia è piena di portieri che hanno avuto guai grossi con la legge: da Higuita a Sebastiano Rossi, passando per Albertosi, Bruno de Souza ed il recente Paoloni.  Ecco l'elenco dei n.1 più famosi che sono finiti per vari motivi in galera

Il portiere è decisamente un ruolo di responsabilità. Gli attaccanti posso sbagliare una miriade di gol ma a parte qualche imprecazione a mezza bocca nessuno se la prende più tanto. Il portiere invece non può sbagliare. Basta un piccolo errore e tutti a gridare alla “papera”, che nella mentalità del tifoso è l’evento che segna l’andamento di una partita a prescindere da qualsiasi altro fattore.
Cosa succede quando l’estremo difensore deve assumersi le sue responsabilità, non per quello che ha fatto sul campo, ma perché deve difendersi dalle accuse dei magistrati? La storia è stranamente piena di esempi celebri di portieri che hanno avuto guai, anche piuttosto grossi, con la Legge:eccone alcuni esempi.


RENE' HIGUITA - Tutti si ricordano di René Higuita per la sue parate con i piedi capriola, la famosa “mossa dello scorpione”, e per i suoi gol realizzati, 69 in partite ufficiali con la nazionale colombiana (Renè Higuita: la storia del re Scorpione). Forse però non tutti sanno che il portiere colombiano ha avuto negli anni problemi legali derivanti dai rapporti con la malavita del proprio Paese.
Nel 1993 Higuita scontò 6 mesi di carcere per essersi prestato a fare da mediatore nel sequestro di Claudia Molina Yepes, figlia del latitante sospettato di omicidio e narcotraffico, nonché ex dirigente della sua squadra il Nacional Medellin, Luis Carlos Molina Yepes. Il calciatore era accusato di aver ricevuto 37.500 euro di oggi per aver consegnato i 30.000 dollari di riscatto per Claudia, senza avvertire la polizia della transazione.
Dopo il pagamento di 10.000 euro Higuita ha potuto lasciare il carcere ribadendo ancora la sua innocenza: “non ho violato alcuna legge”. Sicuramente l’amicizia con Pablo Escobar, il capo del Cartello di Medellin ucciso dalla polizia nel 1993, non ha migliorato la situazione del portiere agli occhi dei giudici, che comunque, non lo hanno fatto nuovamente rinchiudere in galera. Il portiere rischiava da tre a tredici anni di prigione.
Higuita dovette nuovamente fare i conti con la Giustizia il 23 novembre 2004 quando venne trovato positivo alla cocaina in un test anti-doping mentre disputava il campionato ecuadoriano. Nel 2009 dà l’addio definitivo al calcio all’età di 42 anni.

GINO COUTINHO - Higuita non è stato l’unico portiere ad aver avuto problemi con il mondo del traffico di stupefacenti. Nell’agosto del 2009 La polizia olandese ha arrestato Gino Coutinho, portiere dell'ADO Den Haag, e la sua fidanzata perché accusati di coltivare illegalmente marijuana. La polizia aveva scoperto la coltivazione ad Ens, villaggio della provincia del Flevoland. Nel rapporto stilato dalle forze dell’ordine si leggeva della presenza di circa quattromila piante di marijuana, la cui coltivazione coinvolgeva, oltre al portiere dell'ADO e la compagna, anche William Coutinho, padre del giocatore. In seguito all’arresto il portiere rischiava un anno di carcere.
L’allenatore della squadra gialloverde, John van den Brom, ovviamente irritato dalla questione, aveva inveito contro Coutinho, reo di aver rovinato la stagione particolarmente positiva dell'ADO, ed era intenzionato a trovare un nuovo portiere. Nel maggio del 2011 il tribunale dell'Aia ha sentenziato che Gino Coutinho non sarebbe andato in prigione ma gli furono assegnati sei mesi di libertà vigilata e l'obbligo di partecipare a 240 ore di servizio civile. Dopo la vicenda il portiere ha continuato a difendere i pali della squadra olandese.

SEBASTIANO ROSSI - Veniamo all’ex portierone del Milan Sebastiano Rossi dipinto spesso come una testa calda, in campo e fuori. Per quanto riguarda l’ambito sportivo, nel 1998 l’estremo difensore si era distinto per un episodio di violenza durante la partita di campionato Milan-Perugia. Dopo un rigore battuto e segnato dal giapponese Hidetoshi Nakata, Rossi colpì con il braccio teso la gola di Christian Bucchi che era andato a recuperare il pallone. Questo gesto gli costò il cartellino rosso e cinque giornate di squalifica. Il fatto costrinse l'allora allenatore Alberto Zaccheroni ad affidare la porta del Milan a Christian Abbiati, che sarebbe poi rimasto titolare fino al termine della stagione vincendo anche lo scudetto.
Un altro episodio di violenza che lo riguarda, questa volta al di fuori del campo, avviene l’8 maggio 2011. Rossi, tornato a vivere nella città natale, Cesena, dopo l’esperienza al Perugia, ha colpito con un pugno al viso un maresciallo dei carabinieri in borghese in un bar del centro, il «Mascherpa».
L’ex portiere era entrato nel locale con un sigaro accesso. Alla richiesta del titolare di uscire dal locale per fumare, Rossi aveva risposto con insulti e minacce. Il carabiniere in borghese, dopo essersi qualificato, aveva anche lui cercato di convincere il portiere ad uscire ricevendo in risposta solo improperi. Dopo l'ennesimo invito ad abbandonare il bar, Rossi ha sferrato un pugno sulla bocca al militare, che però è poi riuscito a immobilizzarlo. L’ex calciatore era stato quindi portato in una cella di sicurezza nella caserma della Compagnia carabinieri di Cesenatico con l’accusa di aggressione e resistenza a pubblico ufficiale. Dopo la notte in caserma l’ex portiere rossonero è stato poi rilasciato e ora è in attesa di giudizio.
Rossi era già stato denunciato nel 2007 per una serie di ipotesi di reato, dalle minacce gravi al porto di armi improprie, lesioni, ingiurie e sequestro di persona con tentata violenza privata, per fatti avvenuti, sembra anche a causa di una questione sentimentale, tra il 2004 e il 2006.

BRUNO DE SOUZA - Veniamo ora ad un caso degno delle peggiori pagine di cronaca nera. Il portiere di proprietà del Flamengo Bruno de Souza, 27 anni, è stato accusato nel 2010 di aver fatto rapire e uccidere l'amante, la coetanea Eliza Samudio, dalla quale aveva avuto un figlio.
Eliza aveva tentato una carriera come modella salvo poi finire sui set dei film hard. Bruno l’avrebbe conosciuta «in un’orgia, e purtroppo è scoppiato il condom», da qui la nascita di un figlio. Eliza sosteneva invece che i due avevano avuto una relazione segreta, il portiere era infatti sposato con due figli, e voleva tenere il bambino perché i due erano innamorati.
Una volta saputo della gravidanza Bruno aveva tentando di far abortire Eliza ma la ragazza aveva resistito e dopo la nascita del bambino voleva il riconoscimento di paternità e gli alimenti. La giovane amante ad un certo punto sparisce per qualche giorno fino a quando non si scopre la terribile verità. La polizia, che ha subito sospettato del portiere, trova in casa di Bruno un ragazzino di 17 anni che confessa di aver partecipato al rapimento e all’omicidio di Eliza. Il giovane racconta che la ragazza era stata sequestrata su ordine di Bruno, poi affidata ad alcuni banditi, suoi amici, nello stato di Minas Gerais. Eliza sarebbe poi morta strangolata e il cadavere gettato a un branco di rottweiler per eliminare le prove.
Dopo che il mandato di cattura nei suoi confronti fu reso pubblico, cosa che il commissario responsabile del caso Edson Moreira stigmatizzò, Bruno si diede alla latitanza. Nel frattempo la moglie del portiere, Dayane de Souza, era stata arrestata perché trovata ad accudire il figlio di Eliza. Dopo pochi giorni di fuga, il 7 luglio 2010 il portiere si è poi costituito presso una stazione di Polizia a Rio de Janeiro.
Il giocatore del Flamengo, ora fuori rosa, è adesso in carcere in attesa di giudizio. Le parole di Bruno dopo l’arresto hanno lasciato basiti gli agenti di custodia. Il brasiliano ha infatti detto di essere rovinato perché, per colpa di questa disavventura, ha perso la possibilità di andare a giocare al Milan, con il quale aveva un precontratto, almeno stando alle sue parole.

ENRICO ALBERTOSI - Il portiere campione d’Europa del ’68 si dilettava invece nel gioco d’azzardo, più precisamente nel campo delle scommesse sportive, arrivando anche ad organizzare combine. Albertosi nel 1980, anno in cui venne alla luce lo scandalo calcioscommesse che interessò anche il futuro campione del mondo Paolo Rossi, dichiarava:
«Io non ho mai venduto le partite. Casomai ho fatto da tramite per comprarle. E comunque ho pagato». «Hanno massacrato gente a fine carriera come me. Mi telefona Giordano che mi passa questo Massimo Cruciani. Dovevamo giocare a San Siro con la Lazio (all’epoca Albertosi giocava nel Milan), per noi c’era in ballo lo scudetto. “Con 80 milioni, la vittoria è garantita” mi fa sapere Cruciani.- spiegava il portiere Azzurro -  Giro la cosa a Felice Colombo e a Gianni Rivera, presidente e vice del Milan. Ci accordiamo per 20 milioni. Il Milan vince, ma altro che amichevole. Io devo anche parare una gran botta di Giordano. Poi tutto frana perché Cruciani vuole altri soldi, partono le denunce».
In quell’occasione la Magistratura scelse di compiere gli arresti nel modo più sensazionale possibile andando a prendere gli indagati direttamente sul campo. Al termine degli incontri validi per la 24esima giornata del campionato la Guardia di Finanza entrò negli spogliatoi di Roma, Milano, Pescara, Avellino, Palermo e Genova ed eseguì 11 arresti: Stefano Pellegrini (Avellino), Sergio Girardi (Genoa), Massimo Cacciatori, Bruno Giordano, Lionello Manfredonia, Giuseppe Wilson (Lazio), Enrico Albertosi, Giorgio Morini (Milan), Guido Magherini (Palermo), Mauro Della Martira, Luciano Zecchini (Perugia).
Tutti vennero trasferiti a Roma per essere interrogati, l’accusa era di truffa aggravata e continuata. A Paolo Rossi (Perugia), Fernando Viola e Renzo Garlaschelli (Lazio) vennero notificati tre ordini di comparizione per concorso in truffa. Finì in manette anche il presidente del Milan Felice Colombo mentre quello della Lazio, Umberto Lenzini, alla notizia degli arresti fu colpito da un collasso.
Inizialmente radiato, Albertosi fu graziato dopo la vittoria azzurra ai mondiali dell’82 e fu quindi estromesso dai campi da gioco fino al 27 marzo 1984. Scontata la squalifica fu ingaggiato dalla squadra semiprofessionistica marchigiana dell'Elpidiense, con la quale giocò due campionati di serie C2 prima del definitivo ritiro avvenuto nel 1984 a quasi 45 anni.

MARCO PAOLONI - Passiamo ora dal caso delle scommesse degli Anni 80’ a quello più attuale dell’inchiesta Last Bet, di cui Marco Paoloni è uno dei protagonisti chiave. Paoloni giocava nella Cremonese per poi passare al Benevento nel mercato invernale. La sua cessione alla squadra campana avviene dopo l’episodio che dà il via a tutta l’inchiesta: Cremonese - Paganese 2-0 del 14 Novembre 2010.
Durante quella partita il portiere somministra ad alcuni compagni il Lormetazepam, un farmaco ansiolitico usato comunemente per indurre sonnolenza. L’obiettivo è quello di far perdere la partita alla sua squadra per vincere alle scommesse. Il piano, purtroppo per lui, fallisce. I dirigenti della Cremonese insospettiti dalla prestazione dei propri giocatori presentano un esposto in Procura che sarà il primo atto dell’inchiesta. Paoloni passa quindi al Benevento, anche se alcune sue clamorose defaillance tra i pali, come quella di Cremonese - Spezia 2-2 del 14 ottobre 2010,  fanno pensare che ci sia qualcosa sotto.
Dalle intercettazioni che lo riguardano si scopre che Paoloni fornisce ad un’organizzazione illegale di scommettitori le dritte sulle partite da giocare. Sentito dagli inquirenti il portiere alla fine confessa e gli viene quindi formalizzata l’accusa di illecito sportivo. Paoloni viene squalificato per 5 anni con proposta di radiazione. "Mi auguro che tutta questa inchiesta finisca nel modo più giusto e che la verità venga fuori" ha dichiarato il portiere in una trasmissione sportiva.
"Ho buttato via una famiglia, un lavoro e degli amici solo per delle scommesse, ma ero in un mondo tutto mio - si difende Paoloni- un mondo virtuale dove non contava il guadagno, ma l'adrenalina che provavo e mi faceva stare bene quando puntavo e che nessuno può capire se non ci è passato. Mi sento un c******e".
La svolta negativa nella vita di Paoloni arriva dopo aver conosciuto il bookmaker di Ancona Massimo Erodiani: "Avevo delle discussioni con mia moglie perché giustamente vedeva che spendevo tanti soldi al gioco e io, per evitare altri litigi, ho iniziato a giocare con questa persona che avevo contattato tramite il dentista (l'odontoiatra Marco Pirani) e che aveva un'agenzia legale di scommesse e mi faceva giocare a credito. All'epoca consideravo questa possibilità un favore, ora la reputo un inganno".
"Essere accusato di essere l'avvelenatore e il portiere corrotto mi fa star male - ha ribadito ancora Paoloni prima di sapere l’esito del ricorso- Non sono quel ragazzo che può avvelenare i compagni o vendere una partita, per fortuna il campo ha sempre dimostrato il contrario. Oggi sono più sereno, consapevole di andare ad affrontare questo doppio procedimento federale e penale ma sono tranquillo perché non ho fatto parte di questa associazione così come mi si accusa. Sono tranquillo e sicuro che uscirà la verità".
Alla fine la corte ha respinto il ricorso e ha confermato la squalifica per 5 anni, con preclusione alla permanenza in qualsiasi rango o categoria della Figc.

MOSAB BALHOUS - Veniamo ora ad un caso in cui l’arresto non è dovuto ad un comportamento contro la legge ma per motivi politici e di diritti umani. Nell’agosto del 2011 Le forze di sicurezza siriane hanno arrestato Mosab Balhous, 27enne portiere della Siria dal 2006 e giocatore del club al Karamah ma è stato in prestito al Al-Wahda per tutta la stagione.
Mosab era stato arrestato per aver dato rifugio a "gruppi armati" e per aver nascosto denaro sospetto. La colpa principale del portiere della nazionale era però, secondo l’accusa, di aver partecipato ai moti di piazza contro il regime, appoggiando la nascita di un nuovo emirato islamico.
Subito dopo l’inizio degli scontri, che imperversano in Siria anche in questi giorni, il presidente Bashar al-Assad, aveva accusato pubblicamente Mosaab anticipandone di fatto l’arresto. Poche ore dopo la notizia del suo fermo, i contestatori del regime siriano hanno creato una pagina su Facebook per chiedere la liberazione del portiere. Il nazionale Under-23, Abd Al Abasit Sarut, anch'egli portiere, in un video caricato su Youtube ha affermato di temere per la vita del collega calciatore. Secondo Sarut, infatti, l'esercito governativo potrebbe anche uccidere Balhous.
Mosab Balhous è diventato, consapevolmente o suo malgrado, simbolo della lotta siriana anti-regime.


Matteo Testa

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