Mercoledì, 25 Luglio 2012 11:19

Le bandiere cambiano maglia: storia di grandi che salutano

Storia di grandi campioni che, dopo esser stati diversi anni nella stessa squadra diventandone il simbolo, compiono una scelta di cambiamento

Meglio cambiare. Dopo tanti anni di militanza nello stesso club e dopo esserne diventati vere e proprie bandiere. È il caso di molti calciatori che, arrivati alla fine della propria carriera, si lanciano in una nuova avventura alla ricerca di nuove sfide. Vediamo i più recenti cambi di maglia della storia del calcio

ITALIA E SERIE A - Cominciamo con il calcio e la prima tappa del nostro viaggio parte proprio con la nostra amata Serie A: chi si merita la palma di protagonista è il Milan. La rivoluzione rossonera ha chiuso il ciclo dei senatori, quelli della Champions di Atene del 2007 e dell’ultimo scudetto nel 2011. Il nome che più suona forte è quello di Andrea Pirlo che dopo 10 anni di Milan, conditi da 284 presenze e 32 gol, due scudetti, 1 coppa Italia, 2 Champions, 2 Supercoppe Europee, 1 Coppa del Mondo per club, e l’intermezzo del Mondiale tedesco nel 2006, ha salutato nell'estate 2011 Via Turati scegliendo di non rinnovare il contratto con il Milan. Il colpo di scena è arrivato dalla nuova maglia, la rivale storica Juventus, con la quale ha da poco vinto il suo terzo scudetto.
Sempre parlando di Milan, non potevano mancare Nesta, Gattuso, Seedorf e Inzaghi. Il difensore romano, cresciuto nella Lazio, della quale era divenuto capitano e trascinatore nell’epoca d’oro di Cragnotti (quella del centenario, dello scudetto del 2000 e della Supercoppa Europea vinta col Manchester United), fu vittima sacrificale dei guai finanziari dell’ ex patron laziale che nel 2002 lo vendette al Milan. Anche per lui un’esperienza decennale quella nel club di Via Turati che lo ha consacrato come uno dei migliori difensori italiani del tempo. Ora per Nesta si profila il nuovo orizzonte del calcio: quello a stelle e strisce. Infatti il difensore romano si è unito alla colonia di italiani composta da Marco Di Vaio, Matteo Ferrari e Bernardo Corradi nella squadra canadese del Montreal Impact.
Gennaro Gattuso
si è guadagnato negli anni il soprannome di “ringhio” per le sue carattaristiche di giocatore tutto grinta e carattere e, con il tempo, è diventato un vero idolo per i tifosi rossoneri. Anche per lui la conquista delle due Champions e del Mondiale tedesco rappresentano i diamanti di una carriera vissuta in rossonero per la bellezza di 13 anni. Gattuso si è da poco accasato in Svizzera al Sion dopo aver salutato la maglia rossonera loi scorso maggio.
Pippo Inzaghi
è entrato nel cuore e nella storia del Milan. Miglior marcatore in Champions League con 50 reti ed unico calciatore ad aver segnato in tutte le competizioni internazionali per club; i suoi gol, sempre decisivi come nella finale di Champions ad Atene contro il Liverpool, restano impressi nella memoria dei tifosi rossoneri. Ha salutato il Milan dopo 300 partite e 11 anni di successi.
Altre bandiere del nostro calcio che hanno scelto nuove sfide calcistiche all’estero sono Marco Di Vaio e Alessandro Del Piero. Di Vaio, dopo tanta esperienza tra Juve, Parma e Valencia, era passato al Bologna ed in 4 anni ne ea diventato leader e capitano: il suo bilancio in rossoblu è di 143 presenze e 65 gol. Dalla prossima stagione giocherà per i Montreal Impact, dove troverà alcuni suoi ex-colleghi come Corradi e proprio Nesta.
Per Alex Del Piero, beh a poco servono le presentazioni. Lui alla Juventus era arrivato giovanissimo: a soli 19 anni dopo una breve parentesi al Padova. Un talento indiscusso ed una classe cristallina lo hanno fatto diventare una bandiera storica della Vecchia Signora. Oltre a fargli conquistare riconoscimenti che solo una leggenda può: il numero 10, la fascia da capitano, la Nazionale, trofei su trofei e, soprattutto, il rispetto e la fama di campione in campo e fuori. Del Piero in 19 anni di Juve ha vinto tutto: 6 scudetti (esclusi quelli 2004-2005 e 2005-2006 revocati), 1 Coppa Italia, 1 Supercoppa, 1 Champions nel 1996, 1 Intercontinentale, 1 Supercoppa Europea e il Mondiale del 2006. Contro l’Atalanta a maggio, la sua ultima partita in bianconero da fresco Campione d’Italia; lui che la Juve non l’aveva mai lasciata scendendo anche nel purgatorio della serie B: 700 presenze e 290 gol con la Signora, parlano da soli. Ad oggi si sa ancora poco del futuro di Pinturicchio: sirene estere chiamano da Indonesia, Thailandia, Emirati e Usa e dei petrodollari. Sta di fatto che difficilmente la Juve potrà rimpiazzare, a livello di importanza storica, un giocatore come lui.


CALCIO ESTERO – Anche per quel che riguarda il calcio estero si potrebbero scrivere fiumi di inchiostro. Pensiamo al Chelsea ed a quel Didier Drogba che ha salutato nel modo più degno ed onorevole: portando a Londra la Champions League. Drogba approdò ai Blues nel lontano 2004 proveniente dall’Olympique Marsiglia: da allora la maglia del Chelsea non l’ha più lasciata mettendo insieme 157 reti in 338 presenze con un palmares di 3 Premiership, 4 FA Cup, 3 Coppe di Lega, 2 Community Shield e 1 Champions. Ora per lui inizia una nuova avventura in Cina con gli Shangai Shenhua di Anelka, suo compagno di reparto per alcune stagioni proprio al Chelsea.
Restando in Inghilterra, il Manchester United di grandi bandiere ne ha ancora in squadra: pensiam a Scholes a Giggs, vere e proprie leggende che non sembrano voler cambiare aria. Come invece accaduto in passato ad altra bandiere del club quali David Beckham, ora stella dei Los Angeles Galaxy, o Cristiano Ronaldo, che in 6 anni di Manchester United si impose agli occhi del mondo divenendo il più forte calciatore in circolazione. CR7 arrivò alla corte di Ferguson nel 2003, vincendo due Premiership, una Champions ed un Mondiale per club. Nel 2009 l’addio per quello che fu ridefinito l’acquisto più costoso della storia con il passaggio al Real Madrid per una cifra di 94 milioni di euro: una campagna acquisti con i botti quella dei blancos di quella stagione che acquisirono anche le prestazioni di Kakà, a sua volta bandiera del Milan dove aveva militato per 8 anni.
E proprio in tema di Real Madrid, i blancos la loro bandiera più fiera da esibire l’hanno avuta fino a tre stagioni fa: si tratta di Raul Gonzalez Blanco, che ha speso un’intera carriera per le Merengues. In 18 anni a Madrid, Raul ha collezionato la bellezza di 323 gol in 741 partite vincendo tutto quello che un giocatore può vincere: 6 campionati, 4 Supercoppe, 3 Champions, 2 Intercontinentali, 1 Supercoppa Uefa, 6 Don Balon, 2 Pichichi, oltre a diventare è il giocatore con il maggior numero di presenze e reti nella storia della Champions (144 presenze e 71 gol). Un idolo del pubblico madrileno, una bandiera e uno storico capitano, nell'estate del 2010 lasciò Madrid per l’esperienza Schalke04: non senza polemiche, visto che erano in molti quelli che avrebbero preferito vedergli chiudere la carriera con la maglia indossata ed onorato fin da ragazzino. Ma così non è stato e Raul ha preso la strata della Bundesliga dimostrando tra l'altro di essere un giocatore tutt'altro che finito. Adesso, dopo 2 stagioni in terra tedesca, un altro trasferimento lo attende: dalla prossima stagione giocherà infatti con l’Al Saad, in Qatar. Meta esotica dove, a giudicare dai fatti, sempre più grandi (o ex-grandi) calciatori decidono di andare a svernare attirati dai petroldollari.


Gianluca Specchioli

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