Martedì, 05 Giugno 2012 10:47

La Storia degli Europei: 1996/2008

Inghilterra '96, Belgio e Olanda 2000, Portogallo 2004 ed infine Austria e Svizzera 2008: la storia degli ultimi 4 europei disputati

EURO 1996

“Football Comes Home” (Il calcio torna a casa) recitava l’inno dell’Europeo del 1996 disputato in Inghilterra. A 30 anni di distanza dal Mondiale del 1966, una grande manifestazione calcistica tornava ad essere giocata oltre Manica, proprio nella patria degli inventori di questo sport. E proprio gli inglesi partivano come i grandi favoriti della competizione, caricati da tutto il pubblico a conquistare per la prima volta il trofeo continentale. Ma nel calcio le sorprese sono sempre dietro l’angolo ed anche questa edizione dell’Europeo non ha smentito questo teorema.
Per la prima volta arrivano alla fase finale 16 nazioni e non 8 come era prassi negli anni precedenti, e sempre per la prima volta viene sperimentata la formula del Golden Goal, per la quale in caso di arrivo ai Tempi Supplementari, la squadra che realizzi il primo goal passerà il turno. La regola, volta nelle intenzioni a favorire lo spettacolo, in realtà si tramuterà in un boomerang infernale con ben quattro match terminati ai calci di rigore (tra cui le due Semifinali) per eccesso di tatticismo.


LA GRANDE BATTAGLIA -
Il 26 Giugno a Wembley, a distanza di 30 anni dalla finale mondiale rimasta celebre per il goal-non goal di Hurst che fece vincere la competizione agli inglesi, tornano ad affrontarsi Inghilterra e Germania. E’la sfida più sentita in Europa, con una rivalità maggiore anche a quella tra Italia e Francia, e gli inglesi partono con i favori del pronostico per il bel gioco espresso sia nel primo girone che nella sfida ai quarti contro la Spagna, seppur vinta solo dopo i calci di rigore.  I tedeschi, invece, pur avendo eliminato l’Italia dal girone, arrivano al match con una vittoria tra mille polemiche nei Quarti di Finale contro la Croazia e soprattutto con le pesanti assenze di Klinsmann e Bobic. A far da cornice alla gara, l’enfasi dei tabloid britannici che caricarono la sfida di significati extracalcistici, perdendo il senso della misura. 
A partire forte è l’Inghilterra che dopo solo tre minuti passa in vantaggio con un goal di Alan Shearer. Ma la Germania, come da tradizione, si dimostra un osso duro ed al sedicesimo perviene al pareggio con una rete del trentaquattrenne Stefan Kuntz, bandiera del Kaiserslautern. La gara si fa tesa e le due squadre non riescono a produrre il proprio gioco in maniera lineare. Si arriva così ai supplementari, dove nonostante qualche emozione da una parte e dall’altra, nessuno riesce a siglare il famigerato Golden Goal.
A decretare la finalista saranno allora i calci di rigore come già nel Mondiale italiano del’90 dove proprio in Semifinale e sempre ai Rigori, i tedeschi avevano eliminato gli inglesi. Hassler, Shearer, Strunz, Platt, Reuter, Pearce, Ziege, Gascoigne, Kuntz e Sheringam si dimostrano cecchini infallibili e così si va ad oltranza, dove chi sbaglia paga. Southgate non si dimostra altrettanto bravo e commette l’errore che segna la fine del sogno inglese di tornare a disputare una finale dopo 30 anni di attessa, sancito definitivamente dal successivo goal di Moller.

TRADIZIONE vs INNOVAZIONE - Ad arrivare in finale sono, dunque, i tedeschi dove a sorpresa ritrovano quella Repubblica Ceca che già avevano affrontano nella sfida d’esordio della manifestazione vinta per 2-0 grazie alle reti di Ziege e Moller. Dopo quella sconfitta i cechi, prima avevano battuto l’Italia, eliminandola proprio in virtù della vittoria nello scontro diretto, e poi avevano sconfitto il Portogallo ai quarti di finale e la Francia in semifinale dopo i calci di rigore. 
Come quattro anni prima, la Germania si ritrova in finale contro la “Cenerentola” della competizione. L’ultimo atto va in scena sempre a Wembley, ma lo spettacolo non è quello sognato dagli inglesi ed immaginato da mezza Europa. La prima mezz’ora del primo tempo non è entusiasmante, poi è Kuntz a svegliare i tedeschi e a sfiorare il goal prima impegnando il portiere avversario Kouba e poi vedendosi incredibilmente salvato un goal già fatto da una rovesciata sulla linea di porta di Hornak. La Repubblica Ceca si scuote e nel finale di primo tempo costringe Kopke al miracolo su tiro di Kuka. 
A cambiare il match è un errore dell’arbitro Pairetto che sanziona con un calcio di rigore, un fallo di Sammer avvenuto fuori area. Berger ringrazia e senza troppi rimorsi di coscienza, porta la Repubblica Ceca in vantaggio. La Germania incassa il colpo, ma come al solito non demorde e dopo 15 minuti trova il pareggio con il neoentrato Bierhoff. Si va ai supplementari, dove per la prima volta il Golden Goal si rivela “utile”. A realizzarlo è ancora Bierhoff, grazie anche alla complicità del portiere Kouba, fino ad allora eroe della Repubblica Ceca.

L’UOMO DECISIVO - L’uomo dell’Europeo è Matthias Sammer, come dimostrerà il Pallone d’Oro che riceverà in seguito alla manifestazione, ma a passare agli onori delle cronache è Oliver Bierhoff. L’attaccante che all’epoca militava in Italia con la maglia dell’Udinese, saprà fare tesoro di quei goal divenendo sempre più bomber al punto da vincere una Classifica dei Cannonieri in Italia ed anche uno Scudetto con la maglia del Milan. Disputerà poi anche una Finale Mondiale nel 2002, nella sfida persa contro il Brasile.

IL CAMMINO AZZURRO - Dopo la delusione di USA’94, l’Italia di Sacchi arriva all’Europeo con grande voglia di riscatto ed anche con i favori degli addetti ai lavori. Le scelte di Sacchi, di non convocare Baggio, Vialli e Signori, fanno discutere e scatenano polemiche ma nella gara d’esordio l’Italia è devastante e supera la Russia.
Poi arriva il black out nel match perso contro la Repubblica Ceca, figlio di un turn over troppo radicale forse dettato dall’aver sottovalutato l’avversario. Nell’ultima gara l’Italia deve battere a tutti i costi la Germania o sperare che la Russia già eliminata superi i cechi. Purtroppo non si verifica nessuna delle due ipotesi. L’Italia domina la sfida con i tedeschi, fallisce un rigore con Zola e pur giocando per mezz’ora in superiorità numerica non riesce a trovare il goal qualificazione. 
Dall’altro campo, dove la Russia stava battendo per 3-2 la Repubblica Ceca, arriva all’ottantottesimo la doccia gelata della notizia del pareggio di Smicer che qualifica i cechi. Magra consolazione quella di essere capitati nel girone delle due future finaliste del torneo.


EURO 2000

L’Europeo del 2000 è stato il primo ad essere organizzato in collaborazione tra due paesi (Belgio e Olanda) dando il via ad un nuovo stile nel presentare le candidature per ospitare questa competizione che avrà fortuna anche per le edizioni del 2008 (Austria-Svizzera) e del 2012 (Polonia-Ucraina). Partite spettacolari, in stadi avveniristici e sempre gremiti, hanno elevato il livello della competizione al punto tale che ancora oggi, viene ricordata come una delle edizioni più belle della storia. Dopo la delusione per le eliminazioni nel girone iniziale di Germania e Inghilterra, sono state Spagna, Portogallo, Olanda, ma soprattutto Francia e Italia a regalare emozioni a non finire ai tifosi di tutta Europa.

IL MATCH CHE ENTRO’ NELLA STORIA - Amsterdam. 29 Giugno 2000. Ore 18. Va in scena la Semifinale dell’Europeo tra i padroni di casa dell’Olanda e l’Italia di Zoff. Gli Orange, guidati da Rijkaard, arrivano all’appuntamento con i favori del pronostico, non tanto per il fatto di poter essere sostenuti da tutto lo stadio e per aver chiuso il proprio girone a punteggio pieno, per poi sbarazzarsi con un sontuoso 6-1 della Jugoslavia con una tripletta di Kluivert, quanto per la qualità del gioco espressa nelle gare precedenti. 
Gli azzurri, invece, pur avendo anch’essi vinto tutte le partite del girone ed aver superato ai Quarti di Finale la sorpresa Romania, avevano potuto contare su sfide tutto sommato abbordabili e si erano dimostrati squadra compatta che aveva trovato in Totti, il valore aggiunto su cui far leva nei momenti di difficoltà. Tuttavia, a sorpresa, Zoff decise di lasciare il romanista in panchina per puntare sul riscatto di Del Piero che fino ad allora non aveva di certo brillato. 
Gli Orange che prendono da subito in mano le redini della gara: dopo 15 minuti di gioco, Bergkamp supera Iuliano e centra in pieno il palo. L’Olanda mette alle corde l’Italia, sorretta da Nesta e Cannavaro che formano un vero e proprio muro a difesa della porta di Toldo. Tra il 28esimo ed il 33esimo minuto, due ingenuità di Zambrotta, punite entrambe con il cartellino giallo, lasciano gli azzurri in 10 e sembrano segnare il match in maniera definitiva. Sensazione che diviene ancor più forte, quando poco dopo Nesta trattiene per la maglia Kluivert in area di rigore e l’arbitro Merk fischia il fallo. Sul dischetto si presenta Frank De Boer, un vero e proprio specialista in materia, ma il suo tiro angolato viene miracolosamente respinto da Toldo, lasciando il risultato fermo sullo 0-0. 
L’Olanda non si scompone e continua ad attaccare, e dopo 4 minuti della ripresa ottiene un altro rigore. Questa volta è Kluivert a calciare ma, incredibilmente, il tiro va a sbattere contro il palo. Ma è sempre e solo Olanda. Delvecchio subentra a Inzaghi e Pessotto ad Albertini. Poi ad 8 minuti dal termine, il tanto atteso cambio, esce Del Piero entra Totti. L’Olanda si fa pericolosa con Seedorf ma si va ai supplementari. 
Nell’extra time, la stanchezza inizia a farsi sentire ma il fortino azzurro regge fino alla fine e si va ai calci di rigore, tradizionalmente sfavorevoli ad entrambe le squadre. Il primo a calciare è Di Biagio che batte Van der Sar e si libera dei fantasmi di Francia’98 dove un suo errore eliminò l’Italia, poi va di nuovo Frank de Boer, ma Toldo lo ipnotizza ancora una volta. Pessotto porta gli azzurri sul 2-0 e Stam calcia alto. L’Italia sogna. Sul dischetto si presenta Francesco Totti. 
Sotto i fischi della muraglia di tifosi Orange e davanti ad un portiere alto quasi due metri, il romanista inaugura uno dei colpi che lo renderanno celebre in tutto il mondo, il cucchiaio. Tutti gli italiani trattengono il fiato per alcuni secondi che sembrano interminabili per poi esplodere in urlo liberatorio di gioia quando il pallone entra in rete. Kluivert realizza la rete del 3-1 e Maldini si fa fermare da Van der Sar, ma le speranze di rimonta degli olandesi vengono spente ancora una volta da Toldo che para il rigore di Bosvelt, divenendo l’eroe del match. L’Italia va in finale.

LA FINALE- Tre giorni dopo in Finale, l’Italia trova i campioni del mondo in carica della Francia per la rivincita del match dei Quarti di Finale proprio di Francia’98 in cui i galletti eliminarono gli azzurri di Cesare Maldini ai calci di rigore. I francesi dopo esser giunti secondi alle spalle dell’Olanda nel primo girone, avevano battuto la Spagna nei Quarti ed il Portogallo in Semifinale al termine di una sfida intensissima, risolta solo da un golden goal di Zidane a tre minuti dalla fine del secondo tempo supplementare. 
L’Italia tornava a giocare una finale dell’Europeo dopo 32 anni. Nella precedente ed unica occasione gli azzurri avevano conquistato il titolo battendo la Jugoslavia  per 2-0. Anche per la Francia era la seconda finale della storia, dopo il successo del 1984 (2-0 sulla Spagna). Dunque, precedenti favorevoli per entrambe le squadre, con l’Italia galvanizzata per aver eliminato i padroni di casa dopo un match epico ed i francesi consapevoli di essere una squadra pronta ad aprire un ciclo di vittorie dopo la vittoria del Mondiale di due anni prima. 
Zoff sostituisce lo squalificato Zambrotta con Pessotto ed in attacco preferisce la coppia romanista Totti-Delvecchio a quella bianconera Inzaghi-Del Piero che aveva fatto poco e male contro l’Olanda. A partire forte è però la Francia, che dopo meno di un minuto va al tiro con Dugarry e dopo 5 minuti coglie il palo con un tiro cross di Henry che mette i brividi a Toldo. 
Come nella Semifinale, l’Italia non riesce a controllare la partita ma punta su una difesa di ferro e su un centrocampo di qualità con Albertini, Di Biagio e Fiore che fanno girare bene la palla. La Francia preme per tutto il primo tempo, e Djorkaeff costringe Toldo ad un intervento di istinto per salvare il risultato, poi è una punizione di Zidane a sfiorare la traversa, ma si va sull’intervallo in parità. Dopo 7 minuti della ripresa, Zoff toglie Fiore per Del Piero e l’Italia alza il proprio baricentro. Al 55esimo un tacco di Totti illumina Rotterdam, la palla arriva ai piedi di Pessotto che crossa al centro trovando la deviazione vincente di Delvecchio che porta l’Italia in vantaggio. 
Tre minuti dopo, l’Italia ha l’occasione per chiudere il match, Totti smarca Del Piero che si invola verso la porta di Barthez ma calcia malamente a lato. La Francia non ci sta, ed il neoentrato Wiltord costringe Toldo ad un vero e proprio miracolo, che poco dopo si ripete su Henry che da pochi passi aveva deviato una punizione di Zidane. Al 70esimo Totti libera Delvecchio in area ma il centravanti azzurro calcia fuori. 
Entra Trezeguet, e la Francia è di nuovo pericolosa, prima con Henry e poi con Wiltord, ma è sempre Toldo a blindare la porta azzurra. A sei minuti dal termine, un lancio di Ambrosini, lancia Del Piero davanti alla porta francese, ma ancora una volta il bianconero sbaglia, tirando debolmente sul portiere in uscita. Si arriva al novantesimo con l’Italia in vantaggio e con quattro minuti di recupero che separano gli azzurri dal trionfo. 
Al novantatreesimo Cannavaro non riesce a deviare con forza uno spiovente in area azzurra, il pallone finisce a Wiltord che controlla di petto e lascia partire un perfetto diagonale di sinistro che batte Toldo e porta il match ai supplementari. L’Italia subisce il colpo ed è di nuovo alle corde. A due minuti dalla fine del primo tempo supplementare, Pires fugge sulla sinistra, crossa al centro dove Trezeguet scaglia un bolide sotto la traversa che batte Toldo, realizzando il golden goal che consegna il trofeo alla Francia. 
I transalpini bissano, così, il successo mondiale di due anni prima, superando ancora una volta l’Italia che continua nella sua tradizione sfortunata contro i francesi.

Italia-Francia 1-2 - Dopo i tempi supplementari

MARCATORI: Delvecchio M. 55, Wiltord 90, Trezeguet 103
ITALIA:
Toldo, Cannavaro, Nesta, Iuliano, Pessotto, Albertini, Di Biagio (Ambrosini 66), Maldini P., Fiore (Del Piero 53), Totti, Delvecchio M. (Montella 86). - Allenatore Zoff Dino
FRANCIA:
Barthez, Thuram, Blanc, Desailly, Lizarazu (Pires 86), Vieira, Deschamps, Dugarry (Wiltord 57), Djorkaeff (Trezeguet 76), Zidane, Henry. - Allenatore Lemerre
ARBITRO:
Frisk (Svezia)


EURO 2004

Nella letteratura dello sport, spesso si ricorre ad una terminologia onirica che evoca sogni e favole per descrivere le imprese degli atleti, ma se molte volte si abusa a sproposito di questi vocaboli al solo scopo di enfatizzare gli eventi, ciò che accadde durante gli Europei del 2004 disputati in Portogallo davvero merita a pieno titolo di essere narrato in questi termini. Nell’anno del ritorno delle Olimpiadi ad Atene, miti ed eroi decisero di tornare in campo indossando la maglia della Grecia, non a Maratona o all’ombra del Partenone, ma in Portogallo dove si svolgeva la dodicesima edizione dell’Europeo. Ma andiamo con ordine.

LA GRANDE SORPRESA - Il 25 Giugno, dopo aver clamorosamente eliminato la Spagna nella fase a gironi, la Grecia si trova a sfidare nei Quarti di Finale, i campioni in carica della Francia, in una gara che per i Galletti sembra poco più che una formalità. Sulla panchina greca siede, però, un vecchio lupo di mare, tal Otto Rehhagel, ex roccioso difensore tedesco, già vincitore in patria di 3 titoli da allenatore e di una Coppa delle Coppe. L’impronta del mister si vede chiaramente in ogni reparto, è una squadra a sua immagine e somiglianza dove ogni calciatore prende in consegna il proprio avversario, non mollandolo neanche per un centimetro. Tutto ciò si ripete alla perfezione anche nella sfida con i Blues. 
La Francia di Santini, pur schierando Zidane alle spalle di Henry e Trezeguet non riesce a trovare varchi. Il genio di Zizou, infatti, viene ripetutamente addomesticato e nel primo tempo, l’occasione più ghiotta è proprio per gli Ellenici che con Katsouranis costringono Barthez ad un intervento in due tempi, riuscito alla perfezione solo grazie all’ausilio del palo. Nella ripresa, dopo un quarto d’ora, Henry mette i brividi ai greci con un fendente che sfiora il goal, ma a passare in vantaggio al 65’ è incredibilmente la Grecia. Zagorakis supera Lizarazu e centra per la testa di Charisteas che in torsione supera l’incolpevole Barthez. 
La Francia si innervosisce, ma la sua reazione è tutta in un colpo di testa di Henry finito a fil di palo. La Grecia tiene bene il campo e non si scompone fino al fischio finale che regala una storica vittoria agli uomini di Rehhagel.

IL TRIONFO - La maratona greca arriva sino alla Finale di Lisbona, dove si ripete proprio il match che aveva inaugurato l’Europeo, tra Portogallo e Grecia. Nella fase a gironi, aveva vinto la Grecia per 2-1, ma si era parlato del classico colpo a sorpresa. Ora è tutto diverso, in palio c’è un titolo ed i lusitani giocando in casa hanno finalmente l’occasione di dimostrare di non essere più un’eterna incompiuta, ma una squadra finalmente matura, guidata da campioni del calibro di Figo, Deco, Cristiano Ronaldo e Rui Costa che, però, parte dalla panchina. Inoltre sono guidati dall’allenatore, campione del Mondo in carica, Felipe Scolari. I
l primo tempo è dominato dal tatticismo, le occasioni da rete sono praticamente nulla e così si va al riposo sullo 0-0. La ripresa parte a ritmi più alti, il Portogallo alza il baricentro e si fa più minaccioso, ma incredibilmente al 12’ è la Grecia a passare in vantaggio. Corner di Basinas, Charisteas decolla su Jorge Andrade e palla in rete. Lo stadio ammutolisce. Entra Rui Costa ed il Portogallo cresce. 
Ad un quarto d’ora dal termine Cristiano Ronaldo spreca la palla del pari, solo davanti a Nikopolidis. Poi è Ricardo Carvalho a costringere al miracolo il portiere avversario. Infine al 90’ è Figo a far tremare i greci con una girata a fil di palo. Ma è l’ultimo acuto del Portogallo. La Grecia, la cui vittoria era quotata a 100 dai bookmakers ad inizio torneo, è Campione d’Europa. L’Olimpo ha finalmente nuovi eroi.

PORTOGALLO (4-2-3-1): Ricardo; Miguel (Paulo Ferreira dal 43' p.t.), Ricardo Carvalho, Jorge Andrade, Nuno Valente; Costina (Rui Costa dal 15' s.t.), Maniche; Figo, Deco, Cristiano Ronaldo; Pauleta (Nuno Gomes dal 28' s.t.). (Quim, Moreira, Rui Jorge, Couto, Petit, Beto, Simao, Tiago, Helder Postiga). All. Scolari.
GRECIA
(4-3-2-1): Nikopolidis; Seitaridis, Dellas, Kapsis, Fyssas; Zagorakis, Katsouranis, Basinas (Venetidis dal 31' s.t.); Giannakopoulos, Charisteas; Vryzas (Papadoppoulos dal 34' s.t.). (Chalkias, Katergiannakis, Dabizas, Tsiartas, Kafes, Georgiadis, Goumas, Lakis). All. Rehhagel.
ARBITRO: Merk (Germania).

LO SCANDALO - Purtroppo l’edizione lusitana degli Europei, è macchiata da un vero e proprio scandalo, perpetrato alla luce del sole, di cui è vittima l’Italia. Gli uomini del Trap, dopo un avvio stentato con due pareggi contro Danimarca e Svezia, vedono vanificata la vittoria ottenuta all’ultimo minuto contro la Bulgaria, a causa della combine tra le due squadre scandinave che, con il punteggio di 2-2, a braccetto si qualificano per i Quarti di Finale. Le lacrime di Cassano, dopo il gol vittoria, resteranno impresse nella memoria degli italiani.

L’UOMO DECISIVO - E’ il greco Charisteas. Da solo regge il peso dell’attacco greco, siglando le reti decisive contro Francia e Portogallo, oltre che la rete del pari nel match della fase a gironi contro la Spagna che risulterà prezioso per il passaggio dei greci ai Quarti di Finale. Un vero e proprio carneade che non ripeterà più prestazioni a questi livelli, ma che grazie a queste prestazioni si guadagnerà un futuro a girovagare tra club blasonati come il Werder Brema (squadra in cui militava), Ajax, Feyenoord, Bayer Leverkusen e Schalke 04


EURO 2008

Lo stadio Ernst Happel di Vienna è stato teatro dell' edizione 2008 degli Europei disputati in Austria e Svizzera. A sfidarsi, la Spagna di Aragones contro la Germania di Loew. Da una parte una squadra, partita con i favori del pronostico ma con una tradizione di eterna incompiuta, e dall’altra una compagine a cui in pochi avevano dato credito ad inizio torneo ma che ancora una volta confermava la sua abitudine ad arrivare fino in fondo a competizioni di questo genere. 
Per la Spagna, infatti, si trattava della terza finale della storia (dopo il successo del 1964 e la sconfitta del 1984 contro la Francia), mentre per la Germania, era addirittura la sesta con il ruolino di tre successi (record della competizione) e due sconfitte. Tuttavia, già dalla lettura degli schieramenti iniziali, si intuiva che la storia per una volta poteva essere aggiornata con un capitolo nuovo.
Gli spagnoli schieravano giocatori del calibro di Casillas, Puyol, Iniesta, Xavi abituati a calcare palcoscenici importanti e tutti e quattro già vincitori di una Champions League, mentre tra le fila dei tedeschi, il solo Lehmannpoteva vantare un successo internazionale, risalente peraltro a ben 11 prima, ottenuto in Coppa Uefa con la maglia dello Schalke 04 contro l’Inter. Inoltre, la Spagna poteva contare sul miglior attacco del torneo, mentre la Germania, dopo un girone non brillante, dove si era classificata seconda dietro la Croazia, era arrivata alla Finale grazie a due rocamboleschi 3-2 contro Portogallo e Turchia. 
Per una volta, dunque, il pronostico era a favore delle Furie Rosse che poteva così vendicarsi dell’eliminazione subita nella fase a gruppi dell’europeo dell’88 dove i tedeschi si imposero per 2-0 con una doppietta di Voeller. Ma come spesso accade, i pronostici in sfide di questo genere hanno poco calibro, e così dopo 10 solo 10 minuti di gioco, la Germania ha ben due occasioni per passare in vantaggio: prima con Klose poi con Hitzlsperger
Al 33’, Fabregas illumina la gara con un perfetto lancio per Torres, il quale supera in velocità Lahm e poi infila Lehmann con un superbo pallonetto. Spagna in vantaggio. Il goal scioglie gli iberici, che iniziano a giocare in maniera divina. Xavi e Senna sono i direttori di orchestra di una squadra che si muove all’unisono e più volte tra fine primo tempo ed inizio ripresa sfiora il raddoppio. La Germania è alle corde, ma tiene botta, e così al quarto d’ora del secondo tempo, un tiro di capitan Ballack a fil di palo, mette i brividi ad una nazione intera.
Gli spagnoli, a differenza del passato, mostrano però di essere esperti e concreti e non si fanno intimorire dalla reazione degli avversari che peraltro non avrà alcun seguito. Il centrocampo spagnolo sale nuovamente in cattedra e tra un tocco di fino e l’altro si arriva al fischio finale di Rosetti. Dopo 44 anni, la Spagna si laurea Campione d’Europa.
Un successo meritato a pieno, fatto di sole vittorie (eccezion fatta per la partita contro l’Italia, comunque vinta dopo i calci di rigore) prodotti da una filosofia di gioco avvincente che fa della tecnica e della coralità le proprie armi vincenti. Un gioco destinato ad imporsi negli anni successivi sia a livello di nazionale che di club, dove è ben visibile come ogni interprete sia stato formato sin dai suoi primi passi da calciatore ad assimilarne schemi e movimenti.

GERMANIA: Lehmann; Friedrich, Martesacker, Metzelder, Lahm (1'st Jansen); Frings, Hitzlsperger (13'st Kuranyi); Schweinsteiger, Ballack, Podolski; Klose (34'st Gomez).
In panchina: Enke, Adler, Fritz, Westermann, Rolfes, Neuville, Trochowski, Borowski, Odonkor. Allenatore: Loew.
SPAGNA:
Casillas; Ramos, Marchena, Puyol, Capdevila; Iniesta, Senna, Xavi, Silva (21'st Cazorla); Fabregas (18'st Xabi Alonso); Torres (33'st Guiza)
In panchina: Palop, Reina, Albiol, Navarro, Villa, Cazorla, Sergio Garcia, Arbeloa, Juanito, De La  Red.  Allenatore: Aragones.
ARBITRO:
Rosetti (Italia).
RETE:
33'pt Torres


Marco Morgante

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