Nei Balcani il calcio viene vissuto con grande passione. Forse troppa, se si considera che spesso, anche per motivazioni che con il pallone c’entrano poco come la politica, le partite si risolvono in episodi di violenza. Il fenomeno del tifo organizzato ha attecchito nella ex Jugoslavia con intensità sorprendente: i giovani sembravano aver trovato sin dagli inizi nel movimento ultrà uno strumento d'aggregazione e d'espressione che, con il proprio riproporsi nelle consuete forme continentali, contribuisce a farli sentire parte dell'Occidente. Non sorprende quindi che il primo gruppo organizzato di tifosi sia nato in Croazia, precisamente a Spalato.
DALLA NASCITA NEGLI ANNI '50 ALLA DISSOLUZIONE DELLA JUGOSLAVIA - Il 28 Ottobre del 1950, al 17 di Zrinsko Frankopanska, Vjenceslav Žuvela fondò la Torcida, che diventerà il gruppo di sostenitori più accesi dell’Hajduk di Spalato e il 10 Gennaio 1998 entrerà ufficialmente nello Statuto dell’Hajduk come fan club ufficiale. Il nome dell’organizzazione deriva dal tifo brasiliano. Proprio quell’anno in Brasile, infatti, si era giocata la Coppa del Mondo e da lì i croati ne presero ispirazione. Erano circa 113 studenti che studiavano a Zagabria i primi aderenti al gruppo del tifo organizzato che volevano portare qualcosa di nuovo per sostenere il proprio Club.
In realtà gruppi di tifosi organizzati esistevano ben prima della formazione della Torcida Spalato, sin dai primi anni della fondazione dell’Hajduk nel 1911, ma avevano avuto breve durata. La prima trasferta in territorio nazionale avvenne nel 1927 contro l’HAŠK a Zagabria e in campo internazionale nel 1936 contro la Roma.
La nascita del gruppo precedeva di un giorno l’atteso match contro la Stella Rossa di Belgrado ed i tifosi non vedevano l’ora di dimostrare il proprio sostegno. Il 29 ottobre l‘Hajduk vinse per 2-1, con un gol spettacolare segnato all’86esimo minuto. In quella stagione l’Hajduk vinse il campionato senza nemmeno una sconfitta, un record mai più eguagliato.
Dopo il match il Partito Comunista Jugoslavo e il Governo, con il personale intervento di Milovan Djilas, iniziarono a perpetrare misure repressive contro la Torcida e i suoi membri. La sconfitta della filogovernativa Stella Rossa e le circostanze in cui era avvenuta erano di estremo disturbo al regime di Belgrado. Oltretutto il governo di Tito non vedeva di buon occhio la nascita di una tifoseria organizzata, come movimento difficile da controllare.
I vertici dell’Hajduk furono sanzionati, il nome di Torcida divenne proibito e alcuni suoi membri furono incarcerate e messi sotto processo. Vjenceslav Žuvela venne espulso dal Partito Comunista e venne condannato a 3 anni di carcere. La pena venne poi ridotta a 3 mesi. Nonostante il divieto i supporter continuarono a tifare per il proprio club.
Il primo significativo caso di violenza allo stadio avvenne contro l’"FK Sarajevo" il 1 ottobre 1961. L’arbitro Aleksandar Skoric era stato attaccato dopo la partita perché aveva annullato il del pareggio realizzato dal giocatore dell’Hajduk Vidosevic. Come conseguenza l’Hajduk dovette giocare tre partite a Šibenik in campo neutro. Un altro incidente di più grande scala avvenne l’11 Settembre 1966, quando una massa di fan, irritati dalla sconfitta dell’Hajduk, diede vita ad una mega rissa in cui vennero distrutti seggiolini, panchine e le porte del campo. Per questo gesto l’Hajduk fu condannato a giocare per una partita a Rijeka.
La Torcida continuò comunque le sue attività sottotraccia. All’inizio degli Anni ’70 i supporter adottarono la maniera di tifare del sud, caratterizzata dall’utilizzo di numerose bandiere e striscioni e grandi sfilate attraverso la città prima di importanti partite, i così detti caroselli. I membri della Torcida adottarono anche alcune peculiarità del tifo del nord, come indossare sciarpe a coprirsi il volto ed esprimersi in comportamenti violenti specialmente verso i tifosi rivali. Per questo motivo i supporter degli altri club non venivano in gran numero a vedere la propria squadra a Spalato. Al contrario i tifosi dell’Hajduk viaggiavano spesso attraverso la ex jugoslavia. Sempre in quegli anni iniziarono anche a utilizzare coreografie e ad aumentare il numero degli inni.
La decade 1960-70 fu un periodo d’oro per l’Hajduk Spalato, con una serie di grandi successi (4 campionati e 5 coppe nazionali). Dei risultati così eccezionali furono seguiti dall’organizzazione dei giochi del mediterraneo a Spalato nel 1979 per cui fu costruito un nuovo stadio in città il Poljud, che divenne presto la nuova casa dell’Hajduk. Le violenze fra tifosi però non si fermarono. Nel 1978 una trasferta dei tifosi del Partizan a Spalato si concluse con molti feriti. I bianconeri belgradesi arrivarono quasi in 1.000, messi però in fuga dagli spalatini. Molte auto targate Belgrado finirono in mare negli scontri tra i tifosi.
Il nome Torcida ritornò “pronunciabile” nel 1980, quando una nuova generazione di tifosi dell’Hajduk vollero celebrare il proprio club tornando alle antiche tradizioni. Da allora, i fan si sono riuniti nella curva nord del nuovo stadio Poljud. Dopo il ritorno della Torcida, alla fine degli Anni 80, i supporter degli altri 3 grandi club in Jugoslavia – NK Dinamo Zagabria, FK Partizan, e Stella Rossa fondarono i propri fan club, così come altre società più piccole.
Gli incidenti scatenati dalla curva nord del Poljud diventarono comuni e portarono a indesiderate conseguenze. Infatti prima della partita "Hajduk - Tottenham” giocata a Spalato nell’Aprile del 1984, uno degli ultrà al centro della curva squartò un gallo, simbolo del club londinese. Questo obbligò la UEFA a interdire il campo dell’Hajduk per tutte le partite internazionali.
Hajduk e Dinamo Zagabria sono da sempre rivali, ma odiano allo stesso modo le squadre più titolate di Belgrado. Quelli di Spalato furono capaci di boicottare anche la loro nazionale quando giocava nell’impianto cittadino del Poljud, in quanto sostenevano che il governo accentrava sempre di più il potere politico e calcistico verso Zagabria. Negli Anni ’80 le due tifoserie si scontrarono duramente a Siroki Brijeg, in territorio bosniaco, nel corso di un torneo amichevole. Alla Torcida spalatina risposero i Bad Blue Boys di Zagabria, gruppo nato nel 1985 prendendo il nome dal film di Sean Penn Bad Boys appunto.
A partire dal 1987/88 si apre un periodo di distensione tra forze dell'ordine e tifosi, sebbene paradossalmente la violenza si sviluppi con rapidità sempre maggiore. La partita fra Hajduk e Olympique Marsiglia venne sospesa per l'esplosione di un ordigno lacrimogeno sugli spalti e la squadra croata venne interdetta dalle coppe europee per due anni. La Torcida, inoltre, aggredì e ferì quattro tifosi nel derby contro la Dinamo Zagabria, ma l'amicizia coi Bad Blue Boys si ricompose qualche settimana dopo. Durante Dinamo Zagabria-Hajduk i Bad Blue Boys distrussero quattro automobili della polizia, che dentro lo stadio caricò la folla e ferì parecchi spettatori.
A Rijeka-Hajduk la Torcida venne bersagliata da razzi e sassi e alcuni ragazzi di Spalato distrussero le reti di separazione fra i settori dello stadio Kantrida. I tafferugli proseguirono, quattro poliziotti vennero gravemente feriti e un fotografo rischiò di morire, colpito da un petardo in pieno volto. Sulla via della stazione, alcune macchine vennero danneggiate e gli agenti operarono una cinquantina di arresti, molti dei quali a carico di giovani risultati tossicodipendenti. La diffusione degli stupefacenti negli stadi divenne un problema di grandi proporzioni, specialmente a Spalato.
Gli Anni 90 furono segnati dalle guerre fratricide che devastarono i Balcani. Il conflitto oltre che sui campi di battaglia arrivò anche su quelli da gioco. I nazionalisti serbi reclutarono fra gli ultrà parecchi militanti e diffusero negli stadi i vessilli raffiguranti il loro eroe, il generale Draza Mihajlovic. In Croazia, la HDZ (Unione democratica croata) propagandava invece l'indipendenza dal governo socialista di Belgrado, distribuendo bandiere ai tifosi. Sia a Zagabria che a Spalato comparirono insegne del terzo Reich e così si ruppe definitivamente il burrascoso legame fra la Torcida e i Bad Blue Boys.
La stagione 1990/91 inizia quindi con diversi mutamenti in corso, ma la gravità degli scontri si mantenne inalterata. Il campionato 1991/92 cominciò infatti senza la partecipazione delle squadre croate e slovene, le cui repubbliche si sono ufficialmente dichiarate indipendenti provocando la reazione militare del governo di Belgrado. Pochissimi ragazzi continuarono a seguire il calcio. Durante la guerra molti membri della Torcida assieme ad altri gruppi anche avversari lottarono per la libertà del loro Paese. Una placca commemorativa sul lato nord dello stadio Poljud, ricorda i 27 membri Torcida uccisi nei combattimenti per l’indipendenza croata.
GIORNI NOSTRI - Veniamo ora ai giorni nostri. In aggiunta ai sottogruppi organizzati della Torcida situati vicino Spalato (Špinut, Brda, Mertojak, Radunica, etc.), esistono numerosi gruppi sussidiari della Torcida nel Paese. Questi comprendono i fan club di: Sisak, Zagabria, Makarska, Zadar, Šibenik, Dubrovnik, Trogir, Vukovar, Vinkovci, etc. In Europa ne esistono a: Düsseldorf, Monaco, Stoccarda, Rotterdam, Zurigo, Mostar, Ljubljana, etc.
I Torcida Rotterdam, chiamati così in onore del gruppo di Spalato, sono i supporter del Feyenoord. Oltre agli esuli appartenenti alla diaspora croata che vive a Rotterdam, al gruppo appartengono anche olandesi simpatizzanti dell’Hajduk. La Torcida è inoltre in ottimi rapporti con un altro gruppo ultrà della Dalmazia, i Tornado Zadar. Sono anche gemellati con il più grande gruppo ultrà del Benfica, i No Name Boys (NN). Tutto cominciò durante la guerra di liberazione croata, quando i NN mostrarono uno striscione con scritto “Libertà per la Croazia” e qualche tempo dopo, quando Benfica e Hadjuk si affrontarono in Croazia, il bus dei portoghesi ebbe un incidente in cui persero la vita 3 membri del NN, incluso il loro leader, Gullit. A seguito di questa tragedia, nel match di ritorno, la Torcida posò un mazzo di fiori nello stadio del Benfica, in memoria dei 3 membri morti del NN. Così iniziò l’amicizia fra i 2 gruppi ultrà.
Lo slogan dei tifosi “L’Hajduk vivrà per sempre”, testimonia come la tradizione della Torcida continui negli anni nonostante i cambiamenti avvenuti dalla sua fondazione ad oggi. Mentre la Jugoslavia si è smembrata “L’Hajduk vivrà per sempre”.
Matteo Testa


















